Pagina:Le mille ed una notti, 1852, V-VI.djvu/225

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come voi che dovrebbero essere immortali. Quanto a me, potrete surrogarmi facilmente. Io vi ho parlato altre volte del figlio di mia sorella, di Nadan; l’ho allevato dall’infanzia, insegnandogli ciò che imparai io stesso coll’esperienza: oso credere che ora sarà in istato di servirvi e meritare così la vostra fiducia. — Voglio vederlo,» disse il re; «e se è come me lo dipingi, potrò fin d’ora dargli il tuo posto. Conserverai gli onori, e potrai gustare il riposo di cui hai bisogno, e che li meritasti. —

«Hicar fece tosto venire il nipote; il suo aspetto era amabile e seducente: il re lo considerò con attenzione, e si sentì attirato da simpatia verso di lui. Gli volse poscia alcune domande, alle quali rispose con ispirito e franchezza. Allora, voltosi ad Hicar, gli disse: — Io riguardo Nadan come vostro figlio; egli merita di portar tal nome; voglio riconoscere in lui i vostri servigi, e farlo erede della stessa fiducia, ch’io riponeva in voi; desidero che mi serva come mi serviste, e come avete servito, prima di me, mio padre Serchadum, e vi giuro che non avrò un più intimo confidente, un miglior amico di lui.» Il vecchio gli si gettò ai piedi, ringraziollo, assicurandolo dello zelo e della fedeltà di Nadan, gli chiese la sua indulgenza per gli errori che potesse commettere, e prese congedo.

«Hicar, tornato a casa, chiamò a sè Nadan, per rammentargli le lezioni di saggezza che gli aveva date, e gli parlò in questi termini:

«— Onorato dalla confidenza del principe, voi ascolterete cose che bisognerà accuratamente nasconderee custodire in voi stesso; una parola sfuggita indiscretamente è un carbone acceso che abbrucia la lingua; infiamma tutto il corpo, e lo ricopre d’obbrobrio e d’infamia.

«È similmente dannoso tal volta lo spargere una notizia, e narrare ciò di cui si fu testimonio.