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NOTTE CDXLIV


— Il livore turbò in breve l’animo di Nadan; non si accontentava più di burlarsi dello zio, ma lagnavasi con tutti ch’egli non avesselo mandato fuor di casa se non per mettere al suo posto il fratello minore, e giurò di vendicarsene.

«Infatti, vedendo che il proprio credito andava sempre più aumentando, e che il re non si ricordava più del suo antico visir, cercò il mezzo di accusarlo e farlo perire.

«In tal pensiero, scrisse, a nome d’Hicar, una lettera al re di Persia, nella quale lo invitava, appena ricevuto il foglio, a venire nella pianura di Nesrin, promettendo di consegnargli il regno d’Assiria senza battaglia o resistenza. Scrisse una lettera simile a Faraone re d’Egitto, ebbe cura d’imitare in essa il carattere d’Hicar, le suggellò col sigillo dello zio e le gettò nell’interno del palazzo.

«Nadan scrisse poscia allo zio, a nome del re Sencharib, un foglio, nel quale quel principe, dopo aver ricordati gli antichi servigi d’Hicar, diceva di aspettarne da lui uno nuovo, che doveva porre il colmo a tutti gli altri: di riunire, cioè, un esercito composto delle truppe che gl’indicava, d’aver cura che fosse ben equipaggiato e provveduto del necessario, e condurlo nel tal giorno nella pianura di Nesrin. Sencharib, accompagnato dagli ambasciatori del re d’Egitto, che si trovavano alla sua corte, doveva re—