Pagina:Le mille ed una notti, 1852, V-VI.djvu/242

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ed i grandi che vi circondano somigliano ai di lui ministri.» Faraone, intesa quella risposta, congedò l’inviato, e gli disse di tornare all’indomani.

«Si vestì quel giorno d’un abito di color rosso, e fe’ indossare abiti bianchi ai grandi del regno. Chiamò quindi l’inviato, e gli chiese: — A chi somiglia io, e a chi assomiglia nei grandi del mio regno? — Voi somigliate al sole,» rispose Abicam senza esitare, «ed i grandi del vostro regno ai raggi di quell’astro.» Il re lo congedò come il dì prima.

«All’indomani si vestì di bianco, e comandò ai cortigiani di vestirsi del medesimo colore. Chiamò l’inviato, e gli chiese: — A chi somiglio io, ed a chi assomigliano i grandi del mio regno? — Voi somigliate,» rispose Abicam, «alla luna, ed i grandi del vostro regno alle stelle.» Il re lo congedò come al solito. -

«Il giorno seguente ordinò ai cortigiani d’indossare abiti di diversi colori, e si vestì ancora d’un abito rosso. Fece venire l’inviato, e gli domandò: — A chi somiglio io, ed a chi somigliano i grandi del mio regno? — Voi somigliate,» rispose Abicam, «al mese di Nisan (1), ed i vostri cortigiani ai fiori che fa sbucciare. —

«Faraone, assai contento delle diverse risposte dell’inviato d’Assiria, stupì di questa, e gli disse: — Tu m’hai la prima volta paragonato al dio Belo, 1a seconda al sole, la terza alla luna e la quarta al mese di Nisan; dimmi ora a chi somigliano il re Sencharib ed i grandi del suo impero. — A Dio non piaccia ch’io parli del mio re,» rispose Hicar, «mentre il re d’Egitto sta seduto sul suo trono; se il re si degna alzarsi un momento, io risponderò alla sua quistione. —

  1. Aprile.