Pagina:Le monete attribuite alla zecca dell'antica città di Luceria.pdf/18

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cose, sia pure che in remota antichità abbia accolte in seno delle colonie di popoli ignoti, non avendoci trasmesso del loro passaggio documenti sufficienti. Disamineremo in seguito se si civilizzò al sopravvenire delle tante colonie greche, in conseguenza del distrutto Ilio; infine se fosse colonia provveniente dalla media Italia, come altri pretesero.

La posizione di Lucera nella eminenza della grande pianura di circa 40 miglia quadrate, costituente la grande possidenza della Corona delle Due Sicilie appellata del Tavoliere di Puglia1, altra fiata e per molti secoli residenza del mare, che lasciò dappertutto di sua lunga permanenza evidenti reliquie geologiche2, sembra che fosse stata abitata da popoli Aborigini, di cui ignoriamo la denominazione, ed ogni altra circostanza che da vicino li riguardi.

Luogo adatto per estollere le sue abitazioni sulla circostante marina, conquistando quel suolo che il mare abbandonava, e che la umana industria ren-

  1. Vasta tenuta che comprende quasi tutta la provincia di Capitanata; e porzione di terra di Bari, di terra d’Otranto, e di Basilicata (V. Coda sulla Regia Dogana di Puglia p. 2). Concedevasi in fitto un tanto a carro o versura (misure pugliesi), in ragione degli animali che fruivano le erbe; o de’ terreni che mettevansi a coltura. Più provvedimenti sonosi dati all’objetto per la migliorazione della pastorizia e dell’agricoltura di Puglia in varii tempi. Deboli ajuti vi diedero Carlo II., Roberto, Ladislao, e Giovanna II. Alfonso I. nel 1447, emise un privilegio, più antico del quale non si conosce, col quale statuì un Doganiero col mero e misto imperio, ed ample facoltà, onde indagare e registrare, gli animali che immettevansi al pascolo proporzionatamente ai terreni, ed alle esazioni e tasse a riscuotersi. Era un vero procuratore ad esiggere. Le vessazioni però, ed arbitrii erano inevitabili, e poco frutto ne ritraeva il Regio fisco. Ma non fu che sotto la Dinastia felicemente regnante, che si elevarono a permanente splendore queste terre quasi derelitte, e delle leggi salutari si dettarono a sollievo di questa principale branca della pubblica prosperità delle Puglie e di mezzo regno, essendo col così detto Tavoliere delle Puglie interessate nove delle quindici province del regno al di qua del faro. Si immaginò di concedersi tutte le terre ad utile dominio per addirsi sia alla pastorizia sia alla agricoltura, esigendosi un canone fisso, colla penale della devoluzione in caso d’inadempienza, col rinfranco delle migliorie, e passaggio da uno ad altro colono, col beneplacito imperò del fisco. (V. Leggi sul Tavoliere de’ 13 gennaro 1817 e 25 febbraio 1820 e 21 agosto 1826, e decreti de’ 9 ottobre 1826, 29 novembre 1827 ed 8 aprile 1832). Così le esazioni arbitrarie cessarono, ed i coltivatori e possessori di greggi posero affetto alle terre che si godevano, quasi colla divisa di proprietà. La massima parte di questo pubblico avvantaggio della Puglia si debbe al già Intendente, rivestito di Sovrani poteri di Commessario civile, Cav. Santangelo, già sublimato a Ministro di Stato per gli affari Interni, ed ora onorevolissimo Presidente generale di questa Settima Riunione scientifica italiana, facendo imprimere nel 1830 di tale prospero avvenimento la medaglia, in cui si ravvisa il Re Francesco I.° (allora regnante) all’eroico, che solleva l’agricoltura e la pastorizia, col motto: Daunia ubertati restituta. Nè ora è piccol vantaggio, dopo cessati i menzionati straordinari poteri accordati agli Intendenti pro tempore della Capitanata, l’essersene affidata la Direzione al distinto letterato, nostro amicissimo, Cav. Giacomo Ciardulli, uno de’ più chiari giurispubblicisti del paese.
  2. «Se consideriamo le qualità fisiche de’ luoghi (dice il lodato Micali opera citata T. I. pag. 166.) inferiori, e de’ piani che guardano sopra l’uno e l’altro mare (della meriggia Italia), si fa manifesto che quelle piaggie una volta sotto le acque salse, e quindi o paludose o insalubri, o pestilenti, furono le ultime accessibili ai popolatori paesani. Certamente la spaziosa pianura della Puglia, vestita di un profondo strato di terra densa, nera e ferace, era stata dapprima golfo di mare, o piuttosto una vasta laguna fin sotto al Vulture...» (V. Tata Lett. sul Monte Vulture, e Giovane Notizie geologiche sulle due Puglie. Mem. delle Soc. ital. T. XIX). E spesso avviene di rinvenire reliquie marine pietrificate nell’immenso strato di ciottoli, che forma il fondo generale della Capitanata.