Pagina:Le monete attribuite alla zecca dell'antica città di Luceria.pdf/19

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deva abitabile agli uomini, ed atto alla coltura, per somministrargli tetto ed alimento. Veicolo infine di communicazione tra le diserte lande marittime ed i montuosi Abruzzi, avendoci Varrone serbata la notizia della periodica trasmigrazione dagli Abruzzi nelle Puglie, e viceversa, a seconda delle stagioni, della pastorizia, che fa ricche queste diverse province. Trasmigrazione che usavasi a’ suoi tempi, ma che non esclude di avere esistita in tempi assai più remoti1. Ed in conseguenza, punto importante, vogliam sostenere, affiancato da peculiari circostanze, per meritare di addivenire il capo di una grande regione.

Ma i Sanniti, i Frentani, ed altri popoli limitrofi, e co’ quali per ragione della scambievole sussistenza esser dovevano in intimo e continuato commercio, forse maggiore di quello che ora ravvisiamo, erano civilizzati da remota antichità, come il dimostrano le loro medaglie, ed i lavori di arte che raggiunser la perfezione2.

Perlochè, pare doversi conchiudere, che un popolo primitivo italico abbia abitato questo suolo tanto classico nell’antichità patria, sieno Aborigini, sieno Ausoni, sieno Liburni, sieno Sanniti, sieno qualunque le denominazioni che vogliansi dare a questo popolo primitivo, compreso col più esteso nome di Osco.

E gli scavi di antiche tombe e di antichi monumenti, distinti chiaramente dalla perfezione dell’arte greca, sembra confortare questa opinione, non potendosi

  1. Prima del romano impero si aveva notizia, e precisamente in tempo della seconda guerra punica, della trasmigrazione delle pecore ed altre greggi dalla Puglia negli Abruzzi, e viceversa. Insomma allorchè Roma si rese padrona dell’Apulia i suoi Censori concedevano ai Pubblicani le locazioni di Puglia, e questi cedevano le terre a titolo di fitto ai locati; ed appena discesi gli animali nella Puglia, si notava l’occorrente nelle tavole censorie, onde non esser soggetti alle multe. Itaque greges ovium (dice Varrone de re rust. lib. 2. c. 36.) longe abiguntur ab Apulia in Samnium aestivatum, atque ad Publicanum profitentur, ne si inscriptum pecus paverit, lege Censoria committat multam. Quindi tali Pubblicani ne esiggevano le tasse, come praticava il Doganiero, ma in diverso modo di quello che ora opera l’attuale Direzione. Or son due secoli che in Sepino provincia di contado di Molise si rinvenne una lapide attinente alla protezione di siffatta trasmigrazione periodica. È bellissimo il monumento, se sia veramente genuino. In esso leggevasi: Basseus Rufus et Macrinus vindex magistratibus Sepinatum salutem. Exemplum Epistolae scriptae nobis a Cosmo Augusti liberto, a rationibus cum hiisque victa erant subiecimus et admovemus, abstineatis iniuriis faciendis conductoribus gregum oviaricorum, cum magnae fisci iniuria, ne necesse sit recognosci de hoc, et infactum, si ita res fuerit, vindicari. Altra mutilata dicesi pure essersene rinvenuta, quasi simile, vicino al ponte di Canosa, famosa città appula pe’ suoi vini e per le sue pasture, giusta la 6. Satira di Giovenale: Pastores et ovem Canosinam, Ulmosque falernas. E Gotofredo nella L. 1. C. de pasc. pub. lib. 2. conferma, che siccome i romani avevano il Pubblicano per regolare le industrie de’ greggi, e riscuotere le imposte del fisco, così i dominatori di questo regno, appellato dappria della Puglia, vi nominavano i Baglivi per compiere altrettali obblighi. V. il detto Coda pag. 1. e seg. De Dominicis Stato della Dogana part. 1. C. 2. Fraccacreta Teatro della Capitanata Tom. 1. pag. 274. Chiudiamo la nota colle parole del Micali V. 1. p. 317. «Di tal modo gli Appuli possessori di un aperto e fruttuoso piano, stimavano la pastorizia quanto gli odierni pugliesi, sovra ogni altra industria, e per l’ottima qualità e copia delle loro fulgide e molli lane, e per le buone razze di cavalli, e per grande abbondanza di biade etc.» (V. Strabo VI. p. 194. ad 196. Plin. VIII, 48.).
  2. V. Romanelli scoverte di antichità Frentane, Vol. 1. p. 1. e seg. e pag. 16.