Pagina:Le opere di Galileo Galilei II.djvu/328

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in perpuosito de la stella nuova. 325
ello, per parere n’homo da zò, e da palo. e sì la serà pò a n’altro muò, perche a sè ben mi, que de la Prealasse el no pò haèr rason. che l’è on muò de mesurare per agiere, massa seguro.

Na. lagame mò vere s’a me n’arecuordesse[Loren. cap. 6.] on puoco. el dise primamen1, che no se pò guardare de mezo fuora a na stella; e que staganto così da lunzi, el n’è possibole cattarghe el mezo, massimamentre, per que l’è na consa tonda; e que.

Ma. Tasi, tasi on può, che te ghe n’è ditto pareggie in t’on groppo. chi è quellù, che cherza de poer smirare de mezo via à na stella, sianto, que l’è tanto grossa? che cancabaro de filatuorie se valo a imaghinare? gh’in salo de pì belle? questa serà la prima. L’altra. a comuò catteriesto miegio el mezo d’un crivello; mettantoghe gi vocchi a pè, ò slargantote on bel puoco?

[Vitell. lib. 1 et lib. 4 etc. Eucl. opt.]Na. Mò, stagantoghe da luzi, per que s’a ghe foesse a vesìn, a no porae gnan desfegurarlo que stesse ben.

Ma. Guarda mo tonca se l’è el vera, que no se possa cattar el mezo de le stelle, per che gi è lunzi? A l’altra, in che daristo pi fremamen in lo mezo, con na occhià, in quél d’ona balla, o d’on gomiero?

Na. Cancabaro; d’ona balla; per que cò a l’esse giustà in t’on verso, la serae giustà in tutti.

posta lui, per darsi l’aria d’un uomo di gran levatura. E la sarà poi in tutt’altro modo; perchè io so ben io, che, quanto alla parallasse, e’ non può aver ragione, perchè gli è un modo di misurare per aria troppo sicuro.

Na. Lasciami mo’ vedere s’io me ne ricordassi un po’. Egli dice primieramente che non si può guardare attraverso una stella; e che stando così da lontano, e’ non è possibile trovarle il mezzo, massimamente perchè l’è una cosa tonda; e che

Ma. Taci, taci un po’, chè tu n’hai dette parecchie in un fascio. Chi è colui che creda di poter mirare attraverso a una stella, sendo che l’è tanto grossa? Che canchero di filastrocche si va egli a immaginare? ne sa egli di più belle? Questa sarà la prima. L’altra: o come troveresti tu meglio il mezzo d’un crivello: mettendoci gli occhi da vicino, o allontanandotene un bel poco?

Na. Ma, standogli da lontano; perchè s’io gli fossi vicino, i’ non potrei neanco vederlo bene.

Ma. Guarda ora dunque se l’è vera che non si possa trovare il mezzo delle stelle, perchè sono lontane? All’altra: in che daresti più sicuramente nel centro, con una occhiata: in quello d’una palla o d’un vomero?

Na. Canchero Betta! d’una palla; perchè quando l’avessi colta giusta in un punto, la sarebbe colta in tutti.

4, 7, 13, 14, 22, 31, 33. un — 4-5. da mesurare — 10. posibole — 30, 32. una
  1. «primieramente dico, che avenga, che noi concediamo, che la Paralasse sia vera secondo la ragione Mathematica, che pongono i Mathematici, non dimeno secondo la ragion Physica affermiamo, che non si possa conoscer nel’ Pianeta; per lo che, come di sopra accennavamo, la dimostratione de gli Mathematici manca, e di vero, in qual modo vorrann’eglino, che noi con la vista trapassiamo per lo centro d’un Pianeta? conciosiacosa che pigliare il centro, così di lontano, sia cosa impossibile, particolarmente nel corpo spherico, e non si pigliando ’l centro, quella ragione cade, perchè non saria meraviglia se le intersettioni fuori del Centro della Luna in varie parti di essa facessero varii angoli; onde non essendo gli estremi della comparatione di pari conditioni, essa giusta non sarebbe.» (Discorso, ecc., car. 11a r.)