Pagina:Le opere di Galileo Galilei V.djvu/224

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
224 istoria e dimostrazioni

dosi la Terra nel novilunio più vicina al Sole che la Luna nel plenilunio, e però sendo più gagliardamente, cioè più d’appresso, illuminata quella che questa, più gagliardamente in consequenza refletterà il lume la Terra verso la Luna, che la Luna verso la Terra.

[Riflession della Terra è basata alla secondaria illuminazion della Luna.]Per queste e per molte altre ragioni ed esperienze, che per brevità tralascio, dovrebbe, per mio credere, stimarsi la reflession della della Terra bastante alla secondaria illuminazion della Luna, senza bisogno d’introdurvi alcuna perspicuità, e massime perspicuità in quel grado che da Apelle ci viene assegnata, nella quale mi par di scorgere alcune [Luna non è trasparente.] inesplicabili contradizioni. Egli scrive, la trasparenza del corpo lunare esser tanta, che ne gli eclissi del Sole, mentre di lui una parte era ricoperta dalla Luna, si scorgeva sensibilmente per la di lei profondità tralucer il disco del Sole, notabilmente dintornato e distinto. Ora io noto, che una semplice nugola, e non delle più dense, interponendosi tra il Sole e noi, talmente ce l’asconde, che indarno cercheremo di appostare a molti gradi il luogo dove ei si ritrova nel Cielo, non che potessimo vedere il suo perimetro distinto e terminato; e molto frequentemente si vedrà il Sole mezo coperto da una nugola, senza che appaia nè anco accennato un minimo vestigio della circonferenza della parte celata; e pure siamo sicuri che la grossezza di tal nugola non sarà molte decine o al più centinaia di braccia: ed oltre a ciò, se tal volta, essendo sul giogo di qualche montagna, e’ imbattiamo a passar per una tal nugola, non la troviamo esser tanto densa e opaca, che almeno per alcune poche braccia non dia il transito alla nostra vista; il che non farebbe per avventura altrettanta grossezza di vetro o di cristallo: onde per necessaria consequenza si raccoglie, se è vero quanto Apelle scrive, che la trasparenza della Luna sia infinitamente maggiore che quella d’una nugola, poi che molto meno impediscono il passaggio de’ raggi solari duemila miglia di profondità della sustanza lunare, che poche braccia di grossezza d’una nugola; sarà, dunque, la sustanza lunare assai più trasparente del vetro o del cristallo: la qual cosa poi per altri rispetti si convince d’impossibilità. Perchè, primieramente, da un diafano nel quale tanto si profondassero i raggi solari, niuna o pochissima re-

19. appaia pur accennato, A, B; in B pur è corretto, di mano di Galileo, in ne anco. — 20. siamo assai ben sicuri, A — 24. che per alcune, A, B; in B, di mano di Galileo, è aggiunto almeno. — 25-26. aventura altretanta, s — 29-30. due mila, B, s —