Pagina:Le opere di Galileo Galilei V.djvu/322

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
318 lettera

in conclusioni divise, se ne legge nella Scrittura; quale appunto è l’astronomia, di cui ve n’è così piccola parte, che non vi si trovano ne pur nominati1 i pianeti, eccetto il Sole e la Luna, ed una o due volte solamente, Venere, sotto nome di Lucifero. Però se gli scrittori sacri avessero avuto pensiero di persuadere al popolo le disposizioni e movimenti2 de’ corpi celesti, e che in conseguenza dovessimo noi ancora dalle Sacre Scritture apprender3 tal notizia, non ne avrebbon, per mio credere, trattato così poco, che è come niente in comparazione delle infinite conclusioni ammirande che in tale scienza si contengono e si dimostrano. Anzi, che non solamente gli autori delle Sacre Lettere non abbino preteso d’insegnarci le costituzioni e movimenti de’ cieli e delle stelle, e loro figure, grandezze e distanze, ma che a bello studio, ben che tutte queste cose fussero a loro notissime, se ne sieno astenuti, è opinione di santissimi e dottissimi Padri: ed in [D. Agustinus, lib. 2 In Genesim ad literam, c.9.]S. Agostino si leggono le seguenti parole: Quaeri etiam solet, quae forma et figura caeli esse credenda sit secundum Scnpturas nostras: multi enim multum disputant de iis rebus, quas maiore prudentia nostri authores omiserunt, ad beatam vitam non profuturas discentibus, et occupantes (quod peius est) multum prolixa et rebus salubribus impendenda temporum spatia. Quid enim ad me pertinet, utrum caelum, sicut sphera, undique concludat Terram, in media mundi mole libratam, an eam ex4 una parte desuper, velut discus, operiat? Sed quia de fide agitur Scripturarum, propter illam causam quam non semel commemoravi5, ne scilicet quisquam, eloquia divina non intelligens, cum de his rebus tale aliquid vel invenerit in libris nostris vel ex [Il medesimo si legge in Pietro Lombardo, maestro delle sentenze.]illis audierit quod perceptis assertionibus adversari videatur, nullo modo eis caetera utilia monentibus vel narrantibus vel pronunciantibus credat; breviter dicendum est, de figura caeli hoc scisse authores nostros quod veritas habet, sed Spiritum Dei, qui per ipsos loquebatur, noluisse ista docere homines, nulli saluti profutura6. E pur l’istesso disprezzo avuto da’ medesimi scrittori sacri nel determinar quello che si deva credere di tali accidenti de’ corpi celesti, ci vien nel seguente cap. 10 replicato7 dal medesimo S. Agostino, nella quistione, se si deva stimare che ’l cielo si muova o pure stia fermo, scrivendo così: De motu etiam caeli nonnulli fratres quaestionem movent,

  1. che ne pur vi si trovano nominati
  2. Nel cod. V manca pur l’istesso... sacri (lin. 30), e dopo replicato (lin. 31) è aggiunto, di mano di Galileo e sul margine, l’istesso.
  3. disposizioni o movimenti, G, s
  4. Sacre Lettere apprendere, s
  5. an ea ex, G
  6. semel commemoravimus, ne, s
  7. nulli ad salutem profutura, s