Pagina:Le opere di Galileo Galilei XVII.djvu/33

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34 24 febbraio 1637. [3437]

grandissima ancora già da più d’un anno: quando meno io ci pensava, è venuta una lettera di suo pugno delli 6 Febraio, con l’aviso della concessione inaspettata d’ambe le grazie già disperate, da donde io mi risolvo di prendere occasione di rinovar l’instanze per V. S. molto Ill.re; dalla quale io prendo miglior concetto che prima, et auguro l’esito conforme alli voti.

Intanto le dirò che con l’occhiale già da V. S. mandato all’Ill.re S.r Gassendo nostro1 habbiamo veduto il corpo di Saturno d’una figura molto più stranna che non l’haveva anco visto prima con altri occhiali, parendo che la figura sia forata o machiata in duoi luoghi, più tosto che composta di tre globi separati congionti; ma non si spoglia bene dalli raggi, che caggionano qualche confusione, et molto maggiore quando si mira al corpo di Venere, che non vi si può vedere spogliato delli medesimi raggii et molto maggiori: di maniera che se si potesse ottenere qualche altro occhiale più forte, et più cappace di spogliare nettare quelli astri de i lor raggii fallaci, lo riputaressimo a somma ventura; ma non vorrei esserle troppo grave per questo. Et havendo inteso da un dottor di Sorbona, che passò qui ultimamente, che per servicio di S. Altezza di Toscana s’era accasato in cotesta Corte un tal Hyppolito Francino, che faceva occhiali più perfetti degli altri, la preggo di volerne dire il suo parere al latore della presente, et dargli qualche buon ricapito di qualche suo amico parente, che glie ne possa fare impartire uno de i migliori et più forti che si possa; dove io spenderei volontieri il quadruplo del prezzio che vi potesse occorrere, per cavarmene la voglia et vedere quanto vi si può sperare et quanto ha potuto scoprire V. S. molto Ill.re La quale preggo volermi schusare di questa et tante altre importunità, et commandarmi più liberamente che non ha voluto ancora. Et le preggo dal Signore ogni meritata quietudine et contento, con la piena salute et prosperità.

Di Aix, alli 24 Febr.0 1637.
Di V.S. molto Ill,re et Exc.ma


Devotiss.o et Humiliss.o Ser.re

Di Peiresc.

Io so che l’Em.mo S.r Card.al Barberino ha avuto occasione et voglia di far instanza alla S.ma Altezza di Toscana di certo favore in materia di belle lettere; et io son per porgergliene un’altra occasione, per ottenere la licenza di prendere dissegni et modelli delli vasi gemmei più preciosi della sua credenziera, per mia particolar curiosità, havendo io incontrato in simili monumenti dell’antiquità certe noticie assai rare et non inutili, come parerebbe. V. S. molto Ill.re potrà intendere dall’Ill.re S.re Hilarione2 ciò che glie ne mando, et spero ch’ella non bavera discaro di favorirmici della sua intercessione appresso gli custodi altri ministri della guardarobba, et appresso S. A. medesima quando bisognasse; et

  1. Cfr. n.° 3390, lin. 17.
  2. Ilarione Bonguglielmi.