Pagina:Le opere di Galileo Galilei XVII.djvu/64

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[3467] 25 APRILE 1637. 65 che io son prete et egli m' è nipote unico. Fratanto il mio fratello gli rimetterà li 6 giuli delle Galleggianti. Confesso non liaver, in questo punto, spirito di trattar delli spiriti vitali; pur tutta- via, per non la lasciar affatto a bocca aperta, gliene darò un poco di saggio così al bar- lume, non potendo noi per adesso liaver commodità di veder insieme anatomie. Sono molti anni che un medico milanese osservò negli animali pasciuti di fresco e poi ammaz- zati (massime nei cani), che nel mesentereo sono molte vene lattee ^^ quali da tutti gV in- testini tirano succo overo chilo alla volta del pancreas, e per quello al fegato et alla 30 vena cava, per la quale finalmente s' annida, si riscalda e concuoce dentro al destro ven- tricolo del cuore ; di quivi dalla vena arteriosa passa a refrigerarsi nel polmone per me- glio conquocersi, e dal polmone per l'arteria venosa torna nel sinistro ventricolo del cuore, dove si fa l'ultima concotione. Di là per l'arteria magna, e da lei per tutte l'arterie, si sparge il sangue spiritoso per tutto il corpo. Così si diffondono gli spiriti et il calore, e così il moto del pulsare, a tutte le membra. Dalle membra tutte succhiano le vene ca- pillari il sangue, quale era stato portato dalle arterie per nutrir le parti, come se fus- sero tante radiche e barbe; e riconducano il sangue così con pochissimi spiriti al quore per la vena porta, acciò là di nuovo con qualche portione di nuovo chilo per opera delle vene lattee si riscaldi e conquoca. Questa è la circulatione che fa il sangue in noi, osservata 40 alli tempi nostri, e bastante a rivolger tutta la medicina, sì come l' inventione del telescopio ha rivolta tutta l'astronomia, la bossola l'economia, e l'artiglieria tutta l'arte militare. Queste vene lattee non sono vene mesaraiche, anzi non sono visibili se l'animale fusse estenuato e non pasciuto poco avanti la morte : però nell' huomo si vedono di rado. Ar- gomento certo che l'arterie portino dal centro alla circonferenza, è che per l'arterie si trovano molte valvule, overo animelle, che lasciano bene passare il sangue dal cuore alle membra, ma non rientrare; e per il contrario nelle vene l'animelle lasciano da ogni banda tornare il sangue al core, ma non uscire. Ma de valvulis è fuora un libro ^^^ L'arterie sono piii carnee che le vene, perchè devono rattenere gli spiriti con il sangue, dove le vene non portano se non il sangue; e questa loro carnosità sempre più scema, quanto piiì si 50 slontana dal cuore, perchè sempre manco spiriti devono rattenere. Ne importa che le vene sieno si grosse e l'arterie sì sottili, perchè il sangue spiritoso presto passa per loro. S'io havessi meglio distesa questa nuovità, haverei havuto a caro che l'havessi in- tesa il Sig.^ Gr. Gr. S'ella si rincuora di meglio raccontargliene, facc'ella. Vero è eh' io ho havuto grandissimo gusto questo anno in alcune anatomie fatte da un medico tedesco ('^^, persona di rai'a et esquisita curiosità in buona filosophia e medicina. Se mai V. P. mi darà nelle mani, gli farò intendere in questo genere cose di mara- viglia, seben piìi gì' arriverebbono nuove quand' ella fusse molto versata nella dottrina tenuta fino adesso da questi fisici. Resterò per non f[. . . .] ciechi, pregandola a recapitar r inclusa (^^, nella quale non è altra querela [. . .Jmentar di passaggio che queste demo- Lett. 3467. 30. vena cava, la quale — <*^ mólte vene lattee è sottolineato nell'auto- graphia Laurentii Pasquati, M. DC. IIL grafo. E così vene lattee a lin. 39. (») Cfr. n.o 3450, lin. 38. <^^ HiERONYMi Fabricii AB Aquapbndentb, Ana- (*) Cfr. n.o 3466. tornici Patavini, De venarum ostiolis. Patavii, ex typo- XVII. 9