Pagina:Le poesie di Catullo.djvu/104

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
104 Le poesie di Catullo


Quel dì che dalle nozze alte insignito
     Pur novamente, a desolare andava
     18I confini d’Assiria il re marito,

Che le dolci vestigia anco recava
     Da la rissa notturna, allor che delle
     21Virginee spoglie intrepido pugnava.

Che sia Venere in odio a le novelle
     Spose? Che tutte rendano fallaci
     24Dei genitori le speranze belle,

Perchè al talamo appresso, in tra le faci,
     Spargano un mar di lagrimette ardenti?
     27Oh no, così mi giovi il Ciel, veraci

Non gemono: co’ suoi molti lamenti
     La mia regina a me chiaro l’ha detto,
     30Quando vide lo sposo a rei cimenti.

Deserto forse il tuo vedovo letto
     Non piangesti? E il partir del fratel caro
     33Non ti fu di dolor flebil soggetto?

Oh come le midolle egre l’amaro
     Pensier t’invase; e ogni senso, ogn’idea
     36Dal tuo trepido cor dispersi andàro!