Pagina:Le poesie di Catullo.djvu/125

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

Trad. da Mario Rapisardi 125

82

Vuoi che gli occhi io ti debba, o se v’ha cosa
     Che sia più cara al mondo e più preziosa?

Deh, non togliermi, o Quinzio, il cor di lei,
     Che a me più cara è assai degli occhi miei.

83

Lesbia, in presenza a suo marito, dice
     Corna di me; ed ei ne va felice.

Ciuco! S’ella tacesse il nome mio,
     Avrebbe il nostro amor posto in oblio;

5Ma se ne parla, e ne garrisce ognora,
     Vuol dir, che l’amor mio ricorda ancora;

Ricorda, e quel che non è certo un gioco,
     È irata, vale a dire, è ancor nel foco.

84

Hommodi e hinsidie pronunziar solea,
     Se dir commodi e insidie Arrio volea;