Pagina:Le poesie di Catullo.djvu/82

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82 Le poesie di Catullo


11Trista i dolci occhi, di Minòs la figlia
     Mira, ahi, dall’alghe dilungar la vela,
     Mira, e marmorea Menade somiglia,
     Se non che in gravi onde affannose anela.
     Non tenue mitra il crin biondo le impiglia,
     Non zona il latteo seno o frena o cela;
     Le vesti, onde s’è svolto il corpo tutto,
     Son qua e là al suo piè gioco del flutto.

12Qual della mitria cura e del fluente
     Peplo aver l’infelice allor potea,
     Se con tutto il pensier perdutamente,
     Da te con tutto il cor, Teseo, pendea?
     Ahi, fra che lutti, in che spineto ardente
     L’avea cacciata l’ericinia dea,
     Dacchè, il Pireo lasciando, era all’astuto
     Signor di Creta il fier Tesèo venuto!

13Soleva Atene da un contagio astretta,
     A scontar d`Androgeo l’eccidio infame,
     Di vergini e garzon’ dare un’eletta
     Del Minotauro a saziar la fame.
     Ma Teseo vuol gittar per la diletta
     Patria la vita in singolar certame,
     Pria che Atene lasciare a cotal sorte,
     Che offrir dee, per campare, i figli a morte.