Pagina:Le poesie di Catullo.djvu/88

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88 Le poesie di Catullo


29Andar su l’Ida? ahi, per mirar l’orrendo
     Gorgo, onde il tetto mio quinci è diviso?
     Sperar nel padre ch’io lasciai, seguendo
     Chi nel sangue fraterno erasi intriso?
     O dello sposo a consolarmi io prendo
     Nell’amor fido e nel sincero viso,
     Dello sposo, che a me togliesi, e lento
     Curva i remi sul liquido elemento?

30Tetto non ha la spiaggia abbandonata;
     Non ha l’isola tutta uman soggiorno;
     Varco non è tra’ flutti ond’è cerchiata,
     Sì ch’io d’uscirne sperar possa un giorno;
     Di fuggir, di campar via non m’è data;
     Tutto è silenzio, è vuoto, è morte intorno.
     Ma non pria languiran nel sonno immenso
     Quest’occhi, e perderò stanca ogni senso,

31Che sul capo del perfido consorte
     lo non chieda agli Dei giusta vendetta,
     E non implori al ciel sino alla morte
     La giustizia ch’ai miseri si spetta.
     Su, Furie, voi che il crin di serpi attorte
     Gli empj colpite della pena addetta,
     Voi che l’ire del cor sul fronte avete,
     Le mie querele a udir qui qui correte.