Pagina:Le poesie di Catullo.djvu/93

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trad. da Mario Rapisardi 93


44Poichè la gioventù tessala paga
     Fu d’ammirarla, ai numi il loco diede.
     E come del mattino all’aura vaga,
     Quando l’alba di poco il Sol precede,
     Placido tremolar l’equorea plaga
     E quasi all’euro abbrividir si vede:
     Lente lente da pria muovonsi l’onde,
     E con lieto garrir bacian le sponde;

45Ma se più cresce il vento e il mare investe,
     S’incalzan più e più, sorgono i flutti,
     E lungi alzando le spumose creste,
     D’un purpureo color balenan tutti;
     I Tessali così con orme leste
     Si son già fuori della reggia addutti,
     E movendo qua e là per via diversa,
     Al suo borgo, al suo tetto, ognun si versa.

46Primo dal Pelio, quando ei fûr partiti,
     Chiron, recando agresti doni, arriva:
     Quanti mai di favonio all’aure miti,
     Ai campi, agli alti monti, ai fiumi in riva
     Crea, sporge, educa April steli fioriti,
     Tanti ei commisti in vaghi mazzi univa;
     Sì che di lieti odori imbalsamata
     Sorrise tutta la magion beata.