Pagina:Leibniz - La Monadologia, 1856.djvu/24

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questa sostanza suprema, che è unica, universale, e necessaria, non avendo nulla fuori di sè, che ne sia indipendente, ed essendo un seguito semplice dell’essere possibile, non deve essere capace di limiti, e dee contenere tante realità, quanto è possibile.

41. Ne consegue ancora che Dio è assolutamente perfetto; la perfezione non essendo altra cosa, che la grandezza della realità positiva, presa precisamente senza aver riguardo ai limiti o confini nelle cose, che ne hanno. E colà ove non sono limiti, cioè in Dio, la perfezione è assolutamente infinita.

42. Similmente ne consegue che le creature hanno loro perfezione dall’influenza di Dio, e la imperfezione hanno per loro propria natura, che è incapace di essere senza limiti, e sono per questo differenti da Dio.

43. Egli è vero altresì che Dio non è solo la sorgente dell’esistenze, ma ancora delle essenze, in quanto che reali, o di ciò che àvvi di reale nella possibilità: e perchè l’intendimento di Dio è la ragione delle verità eterne, o delle idee, da cui elle dipendono, e perchè senza di lui non vi sarebbe niente di reale nelle possibilità, e non solo nulla d’esistente, ma ancora nulla di possibile. (1)

44. Frattanto è d’uopo che se vi ha una realità nelle essenze, o possibilità, oppure nelle verità eterne, questa realità sia fondata in qualche cosa di esistente e di attuale, e conseguentemente nella esistenza dell’essere necessario, in cui l’essenza rinchiude l’esistenza, e basta essere possibile per essere attuale.

  1. Si consideri come anche per la grave autorità di Leibniz si debba credere divina ed assoluta la natura delle Idee.