Pagina:Leonardo prosatore.djvu/223

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

219


ficie della terra vicina fia prati, e che la donna si trovi in fra’l prato alluminato dal sole e esso sole, vederai tu le parti d’esse pieghe, che possano esser viste dal prato, tingersi per razzi reflessi in nel colore d’esso prato. E così si va trasmutando in e colori de’ luminosi e non luminosi obietti vicini.

Come ogni colore che non lustra è più bello nelle sue parti luminose che nelle ombrose.

Ogni colore è più bello nella sua parte alluminata che nell’ombrosa, e questo nasce che il lume vivifica e dà vera notizia della qualità de’ colori, e l’ombra amorza e oscura la medesima bellezza e impedisce la notizia d’esso colore; e se per il contrario il nero è più bello nell’ombre che ne’ lumi, si risponde che ’l nero non è colore, ne anco il bianco.

Della natura de’ colori de’ campi, sopra li quali campeggia il bianco.

La cosa bianca si dimostrerà più bianca che sarà in campo più scuro, e si dimostrerà più scura che fia in campo più bianco. E questo ci ha insegnato il fioccare della neve, la quale, quando noi la vedemo nel campo dell’aria, ella ci pare oscura, e quando la vedemo in campo d’alcuna finestra aperta,