Pagina:Leopardi, Giacomo – Canti, 1938 – BEIC 1857225.djvu/139

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XXXIV. LA GINESTRA 133 Uom di povero stato e membra inferme che sia dell’alma generoso ed alto, non chiama sé né stima 90 ricco d’or né gagliardo, e di splendida vita o di valente persona infra la gente non fa risibil mostra ; ma sé di forza e di tesor mendico 95 lascia parer senza vergogna, e noma parlando, apertamente, e di sue cose fa stima al vero uguale. Magnanimo animale non credo io già, ma stolto, 100 quel che nato a perir, nutrito in pene, dice, a goder son fatto, e di fetido orgoglio empie le carte, eccelsi fati e nove felicità, quali il ciel tutto ignora, 105 non pur quest’orbe, promettendo in terra a popoli che un’onda di mar commosso, un fiato d’aura maligna, un sotterraneo crollo distrugge si, che avanza no a gran pena di lor la rimembranza. Nobil natura è quella che a sollevar s’ardisce gli occhi mortali incontra al comun fato, e che con franca lingua, 115 nulla al ver detraendo, confessa il mal che ci fu dato in sorte, e il basso stato e frale; quella che grande e forte mostra sé nel soffrir, né gli odii e 1* ire 120 fraterne, ancor più gravi d’ogni altro danno, accresce alle miserie sue, l’uomo incolpando