Pagina:Leopardi, Giacomo – Canti, 1938 – BEIC 1857225.djvu/162

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CANTI anime de’ morti; come apparisce da Teocrito, Tdyll., i, v. 15 seqq.; Lucano, 1. m, v. 422 seqq.; Filostrato, Heroic., c. i, § 4, Opp., ed. Olear., p. 671; Porfirio, De antro nymph., c. xxvi seq.; Servio, Ad Georg., 1. iv, v. 401 ; e dalla Vita di san Paolo primo ere¬ mita scritta da san Girolamo, c. vi, in Vit. Patr. Rosweyd., 1. 1, p. 18. Vedi ancora il Meursio, Auctar. philolog., c. vi, colle note del Lami, Opp. Meurs., Florent., voi. v, col. 733 ; il Barth, Ani- madv. ad Stat., part. 11, p. 1081; e le cose disputate dai comenta- tori, e nominatamente dal Calmet, in proposito del demonio me¬ ridiano della Scrittura Volgata, Psal. 90, v. 6. Circa all’opinione che le ninfe e le dee sull’ora del mezzogiorno si scendessero a lavare ne’ fiumi e ne’ fonti, vedi Callimaco, In Lavacr. Pali., v. 71 seqq., e quanto propriamente a Diana, Ovidio, Metam., 1. in, v. 144 seqq. [Vili, v. 47] « Egressusque Cam a facie Domini, habitavit pro- fugus in terra ad orientalem plagam Eden. Et aedificavit civita- tem». Genes., c. ìv, v. 16. [VIII, v. 117] È quasi superfluo ricordare che la California è posta nell’ultimo termine occidentale di terra ferma. Si tiene che i Ca- liforni sieno, tra le nazioni conosciute, la più lontana dalla civiltà, e la più indocile alla medesima. • [XXIII] « Plusieurs d’entre eux (parla di una delle nazioni erranti dell’Asia) passent la nuit assis sur une pierre à regarder la lune, et à improviser des paroles assez tristes sur des airs qui ne le sont pas moins ». Il Barone di Meyendorff, Voyage d’Oren- bourg à Boukhara, fait en 1820, appresso il giornale des Savans, 1826, septembre, p. 518. [XXIII, v. 132] Il signor Bothe, traducendo in bei versi tedeschi questo componimento, accusa gli ultimi sette versi della presente stanza di tautologia, cioè di ripetizione delle cose dette avanti. Segue il pastore: ancor io provo pochi piaceri (godo ancor poco); né mi lagno di questo solo, cioè che il piacere mi manchi ; mi lagno dei patimenti che provo, cioè della noia. Questo non era detto avanti. Poi, conchiudendo, riduce in termini brevi la qui- stione trattata in tutta la stanza; perché gli animali non s’annoino, e l’uomo si: la quale se fosse tautologia, tutte quelle conclusioni dove per evidenza si riepiloga il discorso, sarebbero tautologie.