Pagina:Leopardi, Giacomo – Canti, 1938 – BEIC 1857225.djvu/179

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DEDICHE, NOTIZIE, ANNOTAZIONI 173 [II] Giacomo Leopardi AL CAVALIERE VINCENZO MONTI Consacro a voi, Signor Cavaliere queste Canzoni perché quelli che oggi compiangono o esortano la patria nostra, non possono fare di non consolarsi pensando che voi con quegli altri pochis¬ simi (i nomi de’quali si dichiarano per se medesimi quando an¬ che si tacciano) sostenete l’ultima gloria degl’italiani; dico quella che deriva loro dagli studi e singolarméhte dalle lettere e dalle arti belle; tanto che per anche non si potrà dire che l’Italia sia morta. Se queste Canzoni uguagliassero il soggetto, so bene che non mancherebbe loro né grandiosità né veemenza: ma non du¬ bitando che non cedano alla materia, mi rimetto del quanto e del come al giudizio vostro, non altrimenti ch’io faccia a quello del¬ l’universale; conformandomi in questa parte a molti valorosi in¬ gegni italiani che per l’ordinario non si contentano se le opere loro sono approvate per buone dalla moltitudine, quando a voi non soddisfacciano; o lodate che sieno da voi, non si curano che il più dell’altra gente le biasimi o le disprezzi. Una cosa nel par¬ ticolare della prima Canzone m’occorre di significare alla più parte degli altri che leggeranno; ed è che il successo delle Termopile fu celebrato veramente da quello che in essa Canzone s’introduce a poetare, cioè da Simonide, tenuto dall’antichità fra gli ottimi poeti lirici, vissuto, che più rileva, ai medesimi tempi della scesa di Serse, e greco di patria. Questo suo fatto, lasciando l’epitaffio riportato da Cicerone e da altri, si dimostra da quello che scrive Diodoro nell’undecimo libro, dove recita anche certe parole d’esso poeta in questo proposito, due o tre delle quali sono espresse nel quinto verso dell’ultima strofe. Rispetto dunque alle predette cir¬ costanze del tempo e della persona, e d’altra parte riguardando alle qualità della materia per se medesima, io non credo che mai si trovasse argomento più degno di poema lirico e più fortunato di questo che fu scelto o più veramente sortito da Simonide. Perocché se l’impresa delle Termopile fa tanta forza a noi che siamo stranieri verso quelli che l’operarono, e con tutto questo non possiamo tener le lagrime a leggerla semplicemente come pas¬