Pagina:Leopardi, Giacomo – Canti, 1938 – BEIC 1857225.djvu/184

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i78 APPENDICE né patir gelosia, perché, fuor dell’autore, nessun amante terreno vorrà fare all’amore col telescopio (J). Alle Canzoni sono mescolate alcune prose, cioè due lettere, l’una al cavalier Monti, e l’altra al conte Trissino vicentino; e una Comparazione delle sentenze di Bruto minore e di Teofrasto vicini a morte. Si aggiungono appiè del volume certe Annotazioni, le quali verremo portando in questo Giornale, perché per la mag¬ gior parte sono in proposito della lingua, che in Italia è, come si dice, « la materia del giorno » ; e non si può negare che il giorno in Italia non sia lungo. Il cor di tutte cose alfìn sente sazietà, del sonno, della danza, del canto e dell’amore, piacer più cari che il parlar di lingua; ma sazietà di lingua il cor non sente; se non altro, il cuor degl’italiani. Venghiamo alle note del Leo¬ pardi (2). (1) [Segue la canzone « Cara beltà che amore ».] (2) [Qui finisce l’annuncio bibliografico, che il Leopardi premise, anonimo, alle Annotazioni, ripubblicandole nel «Nuovo Ricoglitore».]