| Questa pagina è stata trascritta, formattata e riletta. |
| dediche, notizie, annotazioni | 191 |
giornare; e Mimnermo, poeta greco antichissimo, pone il letto del sole in un luogo della Colchide. Stesicoro[1], Antimaco[2], Eschilo[3], ed esso Mimnermo[4] piú distintamente che gli altri dice anche questo, che il sole dopo calato si pone a giacere in un letto concavo a uso di navicella, tutto d’oro, e cosí dormendo naviga per l’Oceano da ponente a levante. Pitea marsigliese, allegato da Gemino[5] e da Cosma egiziano[6], racconta di non so quali Barbari che mostrarono a esso Pitea la stanza dove il sole, secondo loro, s’adagiava a dormire. E il Petrarca s’avvicinò a queste tali opinioni volgari in quei versi[7]: «Quando vede ’l pastor calare i raggi Del gran pianeta al nido ov’egli alberga». Siccome in questi altri[8] seguí la sentenza di quei filosofi che per via di raziocinio e di congettura indovinavano gli antipodi: «Nella stagion che ’l ciel rapido inchina Verso occidente, e che ’l dí nostro vola A gente che di lá forse l’aspetta». Dove quel «forse», che oggi non si potrebbe dire, è notabilissimo e poetichissimo, perocché lasciava libero all’immaginazione di figurarsi a suo modo[9] quella gente sconosciuta, o d’averla in tutto per favolosa; dal che si dee credere che, leggendo questi versi, nascessero di quelle concezioni vaghe e indeterminate che sono effetto principalissimo[10] delle bellezze poetiche, anzi di tutte le maggiori bellezze del mondo. Ma, come ho detto, non mi voglio allargare in queste materie.
| IX, 23. | Al tardo onore |
| [v. 132] | non sorser gli occhi tuoi; mercé, non danno, |
| l’estrema ora ti fu. Morte domanda | |
| chi nostro mal conobbe, e non ghirlanda. |
S’ha rispetto alla congiuntura della morte del Tasso accaduta quando si disponeva d’incoronarlo in Campidoglio.
- ↑ Ap. Athenaeum, l. xi, c. xxxviii. Ed. Schveighaeuser, tom. iv, p. 237.
- ↑ Ap. eum., loc. cit; p. 238.
- ↑ Heliad., ap. eumd., l. c.
- ↑ Nannone, ap. eumd., loc. cit., cap. xxxix, p. 239.
- ↑ Elem. Astron., cap. v, in Petav. Uranolog., Antuerp. [Amstel.] 1703, p. 13.
- ↑ Topogr. christian., l. ii. Ed. Montfauc., p. 149.
- ↑ Canz. «Nella stagion che ’l ciel rapido inchina», st. 3.
- ↑ St. 1.
- ↑ [Nell’ediz. Nobili: «a modo suo».]
- ↑ [Nell’ediz. Nobili segue: «ed essenzialissimo».]