Pagina:Leopardi, Giacomo – Canti, 1938 – BEIC 1857225.djvu/215

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DEDICHE, NOTIZIE, ANNOTAZIONI 209 « E il ciel d’ogni bellezza Fu privo e di splendore D’ali or che ne le fasce fu nudrita». Cioè «da che». Il quale avverbio tem¬ porale «da che» non è registrato nel Vocabolario-, e perché fa molto a questo proposito, lo rincalzerò con un esempio del CaroC1). «Da ch’io la conobbi, non è cosa ch’io non me ne prometta». Altri esempi ne troverai senza molto rivolgere, e nel Caro e dovunque meglio ti piaccia. Ma io ti voglio pur mostrare questa medesima locuzione «indi che», adoperata in quel proprio senso ch’io le attribuisco; per la qual cosa eccoti un passo (*) di Terenzio (3). « Quamquam haec inter nos nupera notitia admodum’st (Inde adeo quod agrum in proxumo hic mercatus es), Nec rei fere sane amplius quidquam fuit; Tamen » col resto. Dal qual passo (4) i più de’ comentatori e de’ traduttori non ne cavano i piedi. Vuol dire (5): « Non ostante che tu ed io siamo conoscenti di poco tempo (cioè da quando hai comperato questo podere qui nel contorno), e che poco o nient’altro abbiamo avuto da fare insieme; tuttavia» con quello che segue. Canzone Nona [Inno ai Patriarchi] Chiamo quest’inno, Canzone, per esser poema lirico, benché non abbia stanze né rime, ed atteso anche il proprio significato della voce «canzone», la quale importa il medesimo che la voce greca « ode », cioè « cantico ». E mi sovviene che parecchi poemi lirici d’Orazio, non avendo strofe, e taluno oltre di ciò essendo composto d’una sola misura di versi, tuttavia si chiamano « odi » come gli altri; forse perché il nome appartiene alla qualità non del metro ma del poema, o vogliamo dire al genere della cosa e non al taglio della veste. In ogni modo mi rimetto alla tua prudenza: e se qui non ti pare che ci abbia luogo il titolo di Canzone, radilo, scambialo, fa quello che tu vuoi. (1) Lett. fam., ed. Comin. 1734, voi. n, lett. 233, p. 399. (2) [Nell’ediz. Nobili: «luogo».] (3) Heaul., Act. r, se. i, v. 1. (4) [Nell’ediz. Nobili: «Dalle quali parole».] (5) [A queste due parole l’ediz. Nobili premette: « Terenzio ».] G. Leopardi, Opere-1. 14