Pagina:Leopardi, Giacomo – Canti, 1938 – BEIC 1857225.djvu/22

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poem>a percoter ne rieda ogni momento novo grido de’ padri. Ancora è pio dunque all’Italia il cielo; anco si cura di noi qualche immortale : ch’essendo questa o nessun’altra poi l’ora da ripor mano alla virtude rugginosa dell’itala natura, veggiam che tanto e tale è il clamor de’ sepolti, e che gli eroi dimenticati il suol quasi dischiude, a ricercar s’a questa età si tarda anco ti giovi, o patria, esser codarda. Di noi serbate, o gloriosi, ancora qualche speranza? in tutto non siam periti? A voi forse il futuro conoscer non si toglie. Io son distrutto né schermo alcuno ho dal dolor, che scuro m’è l’avvenire, e tutto quanto io scemo è tal che sogno e fola fa parer la speranza. Anime prodi, ai tetti vostri inonorata, immonda plebe successe; al vostro sangue è scherno e d’opra e di parola ogni valor; di vostre eterne lodi né rossor più né invidia; ozio circonda i monumenti vostri; e di viltade siam fatti esempio alla futura etade. Bennato ingegno, or quando altrui non cale de’ nostri alti parenti, a te ne caglia, a te cui fato aspira benigno si che 4 per tua man presenti paion que’ giorni allor che dalla dira obblivione antica ergean la chioma, con gli studi sepolti,</poem> III. AD