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IV. NELLE NOZZE DELLA SORELLA PAOLINA 23

o verginette, a voi
55 chi de’ perigli è schivo, e quei che indegno
è della patria e che sue brame e suoi
volgari affetti in basso loco pose,
odio mova e disdegno;
se nel femmineo core
60 d’uomini ardea, non di fanciulle, amore.
Madri d’imbelle prole
v’incresca esser nomate. I danni e il pianto
della virtude a tollerar s’avvezzi
la stirpe vostra, e quel che pregia* e cole
65 la vergognosa età, condanni e sprezzi ;
cresca alla patria, e gli alti gesti, e quanto
agli avi suoi deggia la terra impari.
Qual de’ vetusti eroi
tra le memorie e il grido
70 crescean di Sparta i figli al greco nome;
finché la sposa giovanetta il fido
brando cingeva al caro lato, e poi
spandea le negre chiome
sul corpo esangue e nudo
75 quando e’ reddia nel conservato scudo.
Virginia, a te la molle
gota molcea con le celesti dita
beltade onnipossente, e degli alteri
disdegni tuoi si sconsolava il folle
80 signor di Roma. Eri pur vaga, ed eri
nella stagion ch’ai dolci sogni invita,
quando il rozzo paterno acciar ti ruppe
il bianchissimo petto,
e all’Èrebo scendesti
85 volonterosa. A me disfiori e scioglia
vecchiezza i membri, o padre; a me s’appresti,
dicea, la tomba, anzi che l’empio letto