Pagina:Leopardi, Giacomo – Canti, 1938 – BEIC 1857225.djvu/68

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62 CANTI Ma ruppe alfin la morte il nodo antico 25 alla sua lingua. Poiché certi i segni sentendo di quel di che l’uom discioglie, lei, già mossa a partir, presa per mano, e quella man bianchissima stringendo, disse: tu parti, e l’ora ornai ti sforza: 30 Elvira, addio. Non ti vedrò, ch’io creda, un’altra volta. Or dunque addio. Ti rendo qual maggior grazia mai delle tue cure dar possa il labbro mio. Premio daratti chi può, se premio ai pii dal ciel si rende. 35 Impallidia la bella, e il petto anelo udendo le si fea: che sempre stringe all’uomo il cor dogliosamente, ancora ch’estranio sia, chi si diparte e dice, addio per sempre. E contraddir voleva, 40 dissimulando l’appressar del fato, al moribondo. Ma il suo dir prevenne quegli, e soggiunse: desiata, e molto, come sai, ripregata a me discende, non temuta, la morte; e lieto appanni 45 questo feral mio di. Pesami, è vero, che te perdo per sempre. Oimè per sempre parto da te. Mi si divide il core in questo dir. Più non vedrò quegli occhi, né la tua voce udrò! Dimmi: ma pria 50 di lasciarmi in eterno, Elvira, un bacio non vorrai tu donarmi? un bacio solo in tutto il viver mio? Grazia ch’ei chiegga non si nega a chi muor. Né già vantarmi potrò del dono, io semispento, a cui 55 straniera man le labbra oggi fra poco eternamente chiuderà. Ciò detto con un sospiro, all’adorata destra le fredde labbra supplicando affisse.