Pagina:Leopardi, Giacomo – Canti, 1938 – BEIC 1857225.djvu/71

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XVII. CONSALVO 130 Or tu vivi beata, e il mondo abbella, Elvira mia, col tuo sembiante. Alcuno non l’amerà quant’io l’amai. Non nasce un altrettale amor. Quanto, deh quanto dal misero Consalvo in si gran tempo 135 chiamata fosti, e lamentata, e pianta! Come al nome d’Elvira, in cor gelando, impallidir; come tremar son uso all’amaro calcar della tua soglia, a quella voce angelica, all’aspetto 140 di quella fronte, io ch’ai morir non tremo! Ma la lena e la vita or vengon meno agli accenti d’amor. Passato è il tempo, né questo di rimemorar m’è dato. Elvira, addio. Con la vital favilla 145 la tua diletta immagine si parte dal mio cor finalmente. Addio. Se grave non ti fu quest’affetto, al mio feretro dimani all'annottar manda un sospiro. Tacque: né molto andò, che a lui col suono 150 mancò lo spirto; e innanzi sera il primo suo di felice gli fuggia dal guardo. G. Leopardi, Opere-1.