Pagina:Leopardi, Giacomo – Canti, 1938 – BEIC 1857225.djvu/77

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CONTE CARLO PEPOLI 71 E chi virtute o sapienza ed arti 95 perseguitando ; e chi la propria gente conculcando e l’estrane, o di remoti lidi turbando la quiete antica col mercatar, con l’armi, e con le frodi, la destinata sua vita consuma. 100 Te più mite desio, cura più dolce regge nel fior di gioventù, nel bello aprii degli anni, altrui giocondo e primo dono del ciel, ma grave, amaro, infesto a chi patria non ha. Te punge e move 105 studio de’ carmi e di ritrar parlando il bel che raro e scarso e fuggitivo appar nel mondo, e quel che più benigna di natura e del ciel, fecondamente a noi la vaga fantasia produce no e il nostro proprio error. Ben mille volte fortunato colui che la caduca virtù del caro immaginar non perde per volger d’anni; a cui serbare eterna la gioventù del cor diedero i fati; 115 che nella ferma e nella stanca etade, cosi come solea nell’età verde, in suo chiuso pensier natura abbella, morte, deserto avviva. A te conceda tanta ventura il ciel ; ti faccia un tempo 120 la favilla che il petto oggi ti scalda, di poesia canuto amante. Io tutti della prima stagione i dolci inganni mancar già sento, e dileguar dagli occhi le dilettose immagini, che tanto 125 amai, che sempre infino all’ora estrema mi fieno, a ricordar, bramate e piante. Or quando al tutto irrigidito e freddo questo petto sarà, né degli aprichi