Pagina:Leopardi - Canti, Piatti, Firenze 1831.djvu/145

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canto xx. 139


45Il caro tempo giovanil; più caro
Che la fama e l’allòr, più che la pura
Luce del giorno, e lo spirar: ti perdo
Senza un diletto, inutilmente, in questo
Soggiorno disumano, intra gli affanni,
50O de l’arida vita unico fiore.
     Viene il vento recando il suon de l’ora
Da la torre del borgo. Era conforto
Questo suon, mi rimembra, a le mie notti,
Quando fanciullo, ne la buia stanza,
55Per assidui terrori io vigilava,
Sospirando il mattin. Qui non è cosa
Ch’io vegga o senta, onde un’immagin dentro
Non torni, e un dolce sovvenir non sorga.
Dolce per se; ma con dolor sottentra
60Il pensier del presente, un van desio
Del passato, ancor tristo, e il dire: io fui.
Quella loggia colà, volta a gli estremi
Raggi del dì; queste dipinte mura,
Quei figurati armenti, e il Sol che nasce
65Su romita campagna, a gli ozi miei
Porser mille diletti allor che al fianco
M’era, parlando, il mio possente errore
Sempre, ov’io fossi. In queste sale antiche,
Al chiaror de le nevi, intorno a queste