Pagina:Leopardi - Canti, Piatti, Firenze 1831.djvu/71

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

65

VII.


ALLA PRIMAVERA,


o


DELLE FAVOLE ANTICHE.



Per che i celesti danni
Ristori il sole, e per che l’aure inferme
Zefiro avvivi, onde fugata e sparta
De le nubi la grave ombra s’avvalla;
5Credano il petto inerme
Gli augelli al vento, e la diurna luce
Novo d’amor desio nova speranza
Ne’ penetrati boschi e fra le sciolte
Pruine induca a le commosse belve;
10Forse a le stanche e nel dolor sepolte
Umane menti riede
La bella età, cui la sciagura e l’atra
Face del ver consunse
Innanzi tempo? Ottenebrati e spenti