Pagina:Leopardi - Operette morali, Gentile, 1918.djvu/163

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TAS. Più settimane, come tu sai. GEN. Non conosci tu dal primo giorno al presente, alcuna diversità nel fastidio che ella ti reca? TAS. Certo che io lo provava maggiore a principio: perché di mano in mano la mente, non occupata da altro 5 e non isvagata, mi si viene accostumando a conversare seco medesima assai più e con maggior sollazzo di prima, e acquistando un abito e una virtù di favellare in se stessa, anzi di cicalare, tale, che parecchie volte mi pare quasi avere una compagnia di persone in capo che stieno ragio- IO nando, e ogni menomo soggetto che mi appresenti al pen¬ siero, mi basta a farne tra me e me una gran diceria. GEN. Cotesto abito te lo vedrai confermare e accrescere di giorno in giorno per modo, che quando poi ti si renda la facoltà di usare cogli altri uomini, ti parrà essere più 15 disoccupato stando in compagnia loro, che in solitudine. E quest assuefazione in si fatto tenore di vita, non credere che intervenga solo a’ tuoi simili, già consueti a meditare ; ma ella interviene in più o men tempo a chicchessia. Di più, T essere diviso dagli uomini e, per dir cosi, dalla vita 20 stessa, porta seco questa utilità ; che 1’ uomo, eziandio sazio, chiarito e disamorato delle cose umane per 1’ esperienza ; a poco a poco assuefacendosi di nuovo a mirarle da lungi, donde elle paiono molto più belle e più degne che da vicino, si dimentica della loro vanità e miseria; torna a 25 formarsi e quasi crearsi il mondo a suo modo ; apprezzare, 1 AMF Poche settimane — 9 A tale — AMF par — 17 AMF questa — 20 1’ esser — 21 AMF la 3 fastidio che ella ti partorisce [genera ?, ne ricevi ?, ella ti reca ?] — 4 Certo i primi giorni io lo provava maggiore — 7 mai più di prima 11 ragionando. (Mancava il resto del capoverso). — 12 farne una gran ■— 3 Cotesta assuefazione — 20-21 uomini e per dir cosi [e quasi, e per dir cos;J dalla vita stessa, come sei tu, non senza poterti promettere di ricon- uurciti 23 accostumandosi] — assuefacendosi a — 25 della vanità —