Pagina:Leopardi - Operette morali, Gentile, 1918.djvu/164

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100 — amare e desiderare la vita ; delle cui speranze, se non gli è tolto o il potere o il confidare di restituirsi alla società degli uomini, si va nutrendo e dilettando, come egli soleva a’ suoi primi anni. Di modo che la solitudine fa quasi 5 1’ ufficio della gioventù ; o certo ringiovanisce l’animo, rav¬ valora e rimette in opera 1’ immaginazione, e rinnuova nel- 1’ uomo esperimentato i beneficii di quella prima inesperienza che tu sospiri. Io ti lascio ; che veggo che il sonno ti viene entrando; e me ne vo ad apparecchiare il bel sogno che 10 ti ho promesso. Cosi tra sognare e fantasticare, andrai con¬ sumando la vita; non con altra utilità che di consumarla; che questo è l’unico frutto che al mondo se ne può avere, e 1’ unico intento che voi vi dovete proporre ogni mattina in sullo svegliarvi. Spessissimo ve la conviene strascinare 15 co’ denti : beato quel di che potete o trarvela dietro colle mani, o portarla in sul dosso. Ma, in fine, il tuo tempc non è più lento a correre in questa carcere, che sia nelle sale e negli orti quello di chi ti opprime. Addio. TAS. Addio. Ma senti. La tua conversazione mi ricon- 20 forta pure assai. Non che ella interrompa la mia tristezza: ma questa per la più parte del tempo è come una notte oscurissima, senza luna né stelle ; mentre son teco, somiglia al bruno dei crepuscoli, piuttosto grato che molesto. Accil da ora innanzi io ti possa chiamare o trovare quando mi 25 bisogni, dimmi dove sei solito di abitare. G£N. Ancora non l'hai conosciuto? In qualche liquore generoso. 5 A gioventù, — 6 AMF la —- 8 ché veggo — 12 AMF ché quello — 13 AMF ogni «ionio 25 AM dove tu dimori per l'ordinario 26 AM conosciuto? Nel tuo bicchiere. 12 può riportare — 13 che vi — 17-18 prigione, che «ia nei palai e negli orti [nelle saie e nei giardini] — 21 il il più del tempo — 23 — 25 dove dimori.