Pagina:Leopardi - Operette morali, Gentile, 1918.djvu/215

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151 — tante fatiche il di e la notte, in città t nel campo, se avessi credulo che la mia gloria non fosse per passare i termini della mia vita? Non era molto più da eleggere un vivere ozioso e tranquillo, senza alcuna fatica o sollecitudine ? Ma r animo mio, non so come, quasi levato alto il capo, mirava 5 di continuo alla posterità in modo, come se egli, passato che fosse di vita, allora finalmente fosse per vivere. Il che da Cicerone si riferisce a un sentimento dell’ immortalità degli animi propri, ingenerato da natura nei petti umani* Ma la cagione vera si è, che tutti i beni del mondo non IO prima sono acquistati, che si conoscono indegni delle cure e delle fatiche avute in procacciarli ; massimamente la gloria che fra tutti gli altri, è di maggior prezzo a comperare, e di meno uso a possedere. Ma come, secondo il detto d Simonide37, 15 La bella speme tutti ci nutrica Di sembianze beate; Onde ciascuno indarno si affatica ; Altri 1‘ aurora amica, altri I' etate O la stagione aspetta ; 20 E nullo in terra il mortai corso affretta, Cui nell' anno avvenir facili e pii Con Pluto gli altri iddìi La mente non prometta ; cosi, di mano in mano che altri per prova è fatto certo 25 della vanità della gloria, la speranza, quasi cacciata e inse- 3 non — 5 AM levato in piede — 8 AMF della — 10 AMF cagion — A si è — 19-21 AM E quale il mese e quale il di che amica Gli fia la sorte aspetta; E nullo i passi affretta Per questa breve etate, — Nei Canti' ed. N, dello stesso anno, V autore aveva corretto: Altri l’aurora amica. Altri 1’ etade aspetta ; E nullo in terra vive Cui nell’ anno — 25 A cosi — 26 speranza 4 senza fatica — 7 pur finalmente — 10 beni della vita — 1 I si otten¬ gono — 18-19 Per che ciascuno indarno s’ affatica, Ed altri il mese ed altri il di —