Pagina:Leopardi - Operette morali, Gentile, 1918.djvu/230

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166 — della morte. Nell* ultimo di tali istanti la morte non reca né dolore né piacere alcuno, come né anche il sonno. Negli altri precedenti non può generare dolore: perché il dolore è cosa viva, e i sensi dell’ uomo in quel tempo, 5 cioè cominciata che è la morte, sono moribondi, che è quanto dire estremamente attenuati di forze. Può bene esser causa di piacere: perché il piacere non sempre è cosa viva ; anzi forse la maggior parte dei diletti umani consi¬ stono in qualche sorta di languidezza. Di modo che i sensi 10 dell’uomo sono capaci di piacere anche presso all’estin¬ guersi ; atteso che spessissime volte la stessa languidezza è piacere; massime quando vi libera da patimento; poiché ben sai che la cessazione di qualunque dolore o disagio, è piacere per se medesima. Sicché il languore della morte 15 debbe esser più grato secondo che libera l’uomo da maggior patimento. Per me, se bene nell’ ora della morte non posi molta attenzione a quel che io sentiva, perché mi era proi¬ bito dai medici di affaticare il cervello; mi ricordo però che il senso che provai, non fu molto dissimile dal diletto 20 che è cagionato agli uomini dal languore del sonno, nel tempo che si vengono addormentando. GLI ALTRI MORTI. Anche a noi pare di ricordarci altrettanto. RUY. Sia come voi dite : benché tutti quelli coi quali ! 25 ho avuta occasione di ragionare sopra questa materia, giu- 3 AMF generar — A dolore, — 7 A piacere, — 8 A viva, — | 11 A eatingucrii, — 12 A piacere, — patimento, — 18 A cervello, — v | 19 A provai — 20 A tonno 2 il colo tonno — 4-5 dell' uomo tono moribondi [uomo, in quel tempo, i tono) — 6 lominamcntr — 10 uomo anche nell' ettinguerii tono — 10 anche nell' eit. —. I 5 è tanto piò grato, quanto è muggior patimento [da q, m. p. 1 vi libera] [allora debbe eaaer pili grato che mai quando libera]