Pagina:Leopardi - Operette morali, Gentile, 1918.djvu/231

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dicavano molto diversamente: ma, che io mi ricordi, non allegavano la loro esperienza propria. Ora ditemi : nel tempo della morte, mentre sentivate quella dolcezza, vi credeste di morire, e che quel diletto fosse una cortesia della morte ; o pure immaginaste qualche altra cosa? 5 MOR. Finché non fui morto, non mi persuasi mai di non avere a scampare di quel pericolo; e se non altro, fino all* ultimo punto che ebbi facoltà di pensare, sperai che mi avanzasse di vita un’ ora o due : come stimo che succeda a molti, quando muoiono. 10 GLI ALTRI MORTI. A noi successe il medesimo. RUY. Cosi Cicerone 42 dice che nessuno è talmente decrepito, che non si prometta di vivere almanco un anno. Ma come vi accorgeste in ultimo, che lo spirito era uscito del corpo? Dite: come conosceste d’essere morti? Non 15 rispondono. Figliuoli, non m’intendete? Sarà passato il quarto d’ ora. Tastiamogli un poco. Sono rimorti ben bene: non è pericolo che mi abbiano da far paura un’altra volta: torniamocene a letto. 2 A ditemi, — 3 A morire — 4 A morte, — 7 A pericolo, — 9 A due, — 10 A molti —«- 14 A ultimo — 15 AMF di esser 6-7 non mi conobbi morto [non mi credetti mai di aver a morire in fatti] [in effetto] — 12 RUY. Ma — 16 Debbe [debb’] esser fatta la mezz’ora