Pagina:Leopardi - Operette morali, Gentile, 1918.djvu/233

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169 — non affettasse di apparire diverso dalla moltitudine in cosa alcuna. Nel quale proposito diceva, che la massima singo¬ larità che oggi si possa trovare o nei costumi, o negl insti- tuti, o nei fatti di qualunque persona civile; paragonata a quella degli uomini che appresso agli antichi furono stimati 5 singolari, non solo è di altro genere, ma tanto meno diversa che non fu quella, dall* uso ordinario de’ contemporanei, che quantunque paia grandissima ai presenti, sarebbe riu¬ scita agli antichi o menoma o nulla, eziandio ne’ tempi e nei popoli che furono anticamente più inciviliti o più corrotti. IO E misurando la singolarità di Gian Giacomo Rousseau, che parve singolarissimo ai nostri avi, con quella di Democrito e dei primi filosofi cinici, soggiungeva, che oggi chiunque vivesse tanto diversamente da noi quanto vissero quei filosofi dai Greci del loro tempo, non sarebbe avuto per uomo 15 singolare, ma nella opinione pubblica, sarebbe escluso, per dir'cosi, dalla specie umana. E giudicava che dalla misura assoluta della singolarità possibile a trovarsi nelle persone di un luogo o di un tempo qualsivoglia, si possa conoscere la misura della civiltà degli uomini del medesimo luogo 20 o tempo. Nella vita, quantunque temperatissimo, si professava epicureo, forse per ischerzo più che da senno. Ma con¬ dannava Epicuro; dicendo che ai tempi e nella nazione di I AMF apparir — 2 AMF qual — A diceva — 3 A costumi — AM istituti — 4 A civile, — 7 A quella — AMF dei — 9 AM nei — Il A Giangiacomo — 13 A soggiungeva — 19 MF luogo e — 24 A Epicuro, 1-2 alcuna singolarità. Nel — [di parer] — 3-4 instituti o nei pensieri o nei — 4 civile, non solamente è paragonata — 5 tra gli antichi — 6-7 diversa dall* uso — 12 alla età nostra parve — 13 Cinici — chiunque oggi — 16 opinione degli altri — 17-8 misura della — 20 civiltà di esso luogo — 23 più per giuoco che — 24 a quei tempi e in quella nazione —