Pagina:Leopardi - Operette morali, Gentile, 1918.djvu/241

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177 — frutto di quello che dà, non ti rallegra tanto, quanto farebbe se tu lo vedessi andare di bene in meglio ; e tutti quegli averi che noi veggiamo che vengono vantaggiando, ci danno molto più contento che gli altri. All’ incontro notava che niuno stato è cosi misero, il 5 quale non possa peggiorare; e che nessun mortale, per infelicissimo che sia, può consolarsi né vantarsi, dicendo essere in tanta infelicità, che ella non comporti accresci¬ mento. Ancorché la speranza non abbia termine, i beni degli uomini sono terminati; anzi a un di presso il ricco e 10 il povero, il signore e il servo, se noi compensiamo le qua¬ lità del loro stato colle assuefazioni e coi desiderii loro, si trovano avere generalmente una stessa quantità di bene. Ma la natura non ha posto alcun termine ai nostri mali ; e quasi la stessa immaginativa non può fìngere alcuna tanta 15 calamità, che non si verifichi di presente, o già non sia stata verificata, o per ultimo non si possa verificare, in qualcuno della nostra specie. Per tanto, laddove la maggior parte degli uomini non hanno in verità che sperare alcuno aumento della quantità di bene che posseggono; a niuno 20 mai nello spazio di questa vita, può mancar materia non vana di timore: e se la fortuna presto si riduce in grado, che ella veramente non ha virtù di beneficarci da van¬ taggio. non perde però in alcun tempo la facoltà di offen- 1 AMF quel — 2 A meglio, — 3 A vantaggiando — 6 A peggio¬ rare, — 8 A eh’ — 14 A mali, — 16 A calamità — 16 A presente — 17 A verificare — 21 A vita — 22 A timore. 1-2 quanto se andasse — 3 migliorando — 8 che non — 9 le nostre speranze — abbiano — 10 e a un di — 11 servo, compensando le como¬ dità [le vere com.] — 12 desid. di quelle — 13 quantità e misura — 16 o non sia — 17 verificata in qualcuno — 18 Però — 19 hanno in fatto alcuna cosa a sperare oltre il bene — 21-2 di temere ragionevolmente 23-4 beneficarci più oltre Leopaidi