Pagina:Leopardi - Operette morali, Gentile, 1918.djvu/353

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289 dell’intelletto, e che la falsità di questa opinione, e la h felicità della vita, era una delle grandi scoperte del secolo *r"' decimonono. Allora m’acquetai, e confesso eh’ io aveva il torto a credere quello eh’ io credeva. Am. E avete cambiata opinione? 5 TRIS. Sicuro. Volete voi ch’io contrasti alle verità scoperte dal secolo decimonono ? Am. E credete voi tutto quello che crede il secolo? TRIS. Certamente. Oh che maraviglia ? Am. Credete dunque alla perfettibilità indefinita del- 10 1’ uomo jL. TRIS. Senza dubbio. Am. Credete che in fatti la specie umana vada ogni giorno migliorando ? TRIS. Sì certo. È ben vero che alcune volte penso 15 che gli antichi valevano, delle forze del corpo, ciascuno per quattro di noi. E il corpo e 1 uomo ; perché (lasciando tutto il resto) la magnanimità, il coraggio, le passioni, la potenza di fare, la potenza di godere, tutto ciò che fa nobile e viva la vita, dipende dal vigore del corpo, e senza 20 quello non ha luogo. Uno che sia debole di corpo, non è uomo, ma bambino ; anzi peggio ; perché la sua sorte è di stare a vedere gli altri che vivono, ed esso al più chiac¬ chierare, ma la vita non e per lui. E però anticamente la debolezza del corpo fu ignominiosa, anche nei secoli più 25 civili. Ma tra noi già da lunghissimo tempo l’educazione A jf non si degna di pensare al corpo, cosa troppo bassa e/f abbietta: pensa allo spirito: e appunto volendo coltivare// lo spirito, rovma il corpo : senza avvedersi che rovinanda/^^^ questo, rovina a vicenda an^KT lo spirito. E dato che s? 30 potesse rimediare in ciò all’ educazione, non si potrebbe mai senza mutare radicalmente lo stato moderno della società, trovare rimedio che valesse in ordine alle altre Leopardi