Pagina:Leopardi - Operette morali, Gentile, 1918.djvu/380

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Pag. 2, 25 - Cfr. Dial. di un Fisico e di un Metafisico, pag. 85 e n. 23. P»g- 2, 26 - Cfr. Bruto minore, 47-7. Pag. 3, I - L* uomo come le piante e gli animali è soggetto proprio di vita, in quanto questa è sua proprietà essenziale ; e uccidendosi, 1' uomo si servirebbe della vita a distruggerla. Lo stesso pensiero ricorre nel Dialogo di Plotino e Porfirio. Pag. 4,3 - Cosi il L. scriveva al suo Giordani, il 17 dicembre 1819: « E perchè l’andamento e le usanze e gli avvenimenti e luoghi della mia vita sono ancora infantili, io tengo afferrati con ambe le mani questi ultimi avanzi e qaeste ombre di quel benedetto e beato tempo dov’ io sperava e sognava la felicità, e sperando e sognando la godeva; ed è passato, né tor¬ nerà mai pili, certo mai più ; vedendo con eccessivo terrore che insieme colla fanciullezza è finito il mondo e la vita per me e per tutti qnelli che pensano e sentono; sicché non vivono fino alla morte se non quei molti che restano fanciulli tutta la vita ». Pag. 4, 13 - Cfr. OVIDIO, Met. 1, 36-44. Pag- 4, 19 - La terra Atlantide menzionata da Platone nel Timeo e nel Crizia, come da altri scrittori antichi ricordati dal Leopardi nel suo Saggio sopra gli errori popolari degli antichi (Scritti letterari, I, 250), dove si con¬ chiude che: « I più avveduti hanno riguardato il racconto di Platone come una favola *. Cfr. Paralipomeni, VII, 33-34. Pag. 5,11 -12 - Nel Saggio sopra gli err. popolari, cap. XIV: « Il timore avea fatto riguardare il tuono e la folgore come cose soprannaturali. Easo fece qualche cosa di più riguardo al vento. Per sua opera si attribuì a questo la divinità. Si videro degli alberi agitarsi e crollare, mentre per l’aria udiva« un soffiar veemente e un rumor forte, quasi di torrente che dall' alto precipitasse con empito. Guardando intorno, non vcdeasi cosa che cagionasse quel soffio. Questo fenomeno inconcepibile colpi gli uomini primitivi. Essi si prostrarono stupefatti, e adorarono il Nume sconosciuto che passava invi¬ sibile sopra le loro teste ». Cfr. Il primo amore, 31-33: « qual fra l< chiome | D’antica selva zefiro scorrendo, | Un lungo, incerto mormorar n< pronte ». Pag. 5, 12.13 - Cfr. ESIODO, 7eog. 212: fciXTi «pvJXov ¿vu'pwv: e OMERO, II., I, 63; « Poi ch'anche il sogno a noi scende da Giove» (trad. Leopardi). Il TASSO, nella Ger. llb. XIV, 3: « Non Iunge all'auree porte, oad' esce il sole. | È cristallina porta in Oriente.... Da questa escono i sogni, i quai Dio suole | Mandar per grazi* n pura e casta mente ». Ma pei molti scrittori che ricordano la credenza antica nella virtù rivelatrice e profetica dei sogni veggasi lo stesso Leopardi, Err. pop. cap. V. Qui il concetto dello scrit¬ tore è quello del .Dialogo del lasso e del tuo genio o della canzon