Pagina:Leopardi - Puerili e abbozzi vari, Laterza, 1924.djvu/141

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vii. dialogo filosofico 135

determinarsi ad abbracciare il male come male e ad odiare il bene come bene. Ma, io rispondo, il libero arbitrio non consiste nel potere fuggire il bene, il quale è sempre il necessario motivo che determina l’anima umana a volere, né nel potere amare il male; ma consiste nell'esercizio della ragione e nell'uso del raziocinio; e però la radice dell'umana libertà dicesi essere nell'intelletto. Ed ecco il metodo col quale gli uomini procedono nelle loro operazioni. L'anima, dal necessario amore della felicità determinata ad uno, come dicesi nelle scuole, cioè risoluta di seguir sempre il bene e schifare il male, è indifferente e indeterminata per riguardo agli oggetti particolari. Considera dunque l'intelletto i diversi partiti che se gli propongono, esamina, confronta, ragiona con totale indifferenza, e a seconda de' suoi lumi giudica finalmente uno de' disaminati partiti degno di essere abbracciato. Quindi con una specie d'impero, il quale non è un atto di ragione, proponelo alla volontà, che, mossa dall'amor del bene, tostamente lo elegge. Ed ecco dalla ragionevolezza dell'uomo dimostrata la di lui libertà e dissipato e disciolto ogni sofisma de' fatalisti, ed ecco altresi spiegata la vera origine del merito e demerito. Né vale il dire che, facendo l'uomo libero, egli non potrebbe né meritare né demeritare, perché, operando egli sempre mosso dal desiderio della felicità, nel trasgredir le leggi, non farebbe che seguire il naturale istinto che lo spinge ad amare il bene, benché apparente; mentre rispondo che l'uomo, essendo ragionevole, non può non distinguere il bene apparente dal bene reale, e però colpevole dee dirsi se il male reale abbraccia sotto ragione di bene apparente. Ma bene mi avveggo di essere un indiscreto nell'intrattenervi con si lunghe seccaggini e sottigliezze. Voi però non potete non istimarmi degno di ogni escusazione, giacché un agente necessario, quale io sono, secondo il vostro principio, non può non obbedire ai comandi dell'immutabil destino, arbitro dispotico delle umane operazioni. —

Fecero plauso gli astanti a queste parole del letterato, ed il giovane: — Io voglio — disse — accordarvi ancora che l'uomo sia libero e che l'autore dell'Analisi delle idee abbia errato