Pagina:Leopardi - Puerili e abbozzi vari, Laterza, 1924.djvu/26

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


I. PUERILI e di cetra un grato suono si sentia tra quel frastuono, ed udii fra quel concento tali versi a grande stento: — Salve, o donna, amica e forte, che temer non dèi la morte, perché sempre il nome tuo farà fronte al ferro suo; queU’allòr, che t’incorona, giustamente a te si dona, e vedrai —... Qui un rumorio interruppe il vate, ed io più non volli ivi restare; ma men volli un poco andare, ammirando fra me stesso quella donna onor del sesso. 13 ALLA STESSA Fuvvi un di che si potea dirvi quel che si volea. Si potea scherzare un poco senza farvi andare in fuoco. Sentivate questo e quello senza prendere un cappello, senza andar tosto in curina come il vin nella cantina. Noi perciò nel quarto esame con le fette di salame vi facemmo una corona da portarsi in Elicona, e mostrarsi a quei poeti che sen van contenti e lieti