Pagina:Leopardi - Puerili e abbozzi vari, Laterza, 1924.djvu/263

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vi - frammenti e abbozzi 257

né si scolora che per l'acqua sparsi
vede gli alberi e i remi; e lui ben puote
l'onda ingoiar, non atterrire. Al primo
55apparir de' nimici, altri le spalle
danno in trepida fuga; ed altri agghiaccia
un leve mormorar d'austro che sorge,
e de le corde il sibilo sottile
in tempesta nascente. A questi arreca
60essa viltà vili perigli. Al forte
un magnanimo fin diedero i fati.
     Tu, di Fortuna al dardeggiar, si tosto
il valor perdi? e de la vita ai flutti
lasci, per picciol vento, il legno in preda?
65arme non hai se non il pianto? indarno
ti fien gli studi, e le trattate carte?
Non in pace il gagliardo, e non s'estima
il nocchier ne la calma: infra i perigli
arte e virtù rifulge. Error non d'uomo,
70ma di fanciul, cose mortali e brevi
stimare eterne. Indi, cadute, il duolo
v'accora e vi consuma: obblio vi prende
e sconoscenza del passato; il bene
che Fortuna vi die' (pur questo solo
75dovria parervi assai), ch'essa il ritoglia
parvi gran torto. Ora il tesor, che in mano
altri ti fida, o tu riceva o renda,
un volto istesso aver conviensi. E poscia
che incerta è l'ora, esser tuttora in pronto
80al cenno di colei, che ridimanda
quel che prestato avrà. —

G. Leopardi, Opere - X 17