Pagina:Lettera dell'ingegnere Giovanni Milani diretta al di lui amico G. B. B. .djvu/4

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di ferro da Venezia a Milano secondo la linea del progetto mio esposto nell’alleg. VIII dell’ultima Memoria dei signori Bergamaschi.

Spiacemi, e assai, che l’ingegnere sig. Pagnoncelli per venire nella Memoria di lui del 20 settembre 1840, che forma l’allegato VI dell’ultima Memoria dei signori Bergamaschi, per venire, replico, a conclusioni diverse dalla mie sulla materia a cui quella di lui Memoria si riferisce,

O non abbia letto quanto è detto al § 56 della mia Memoria del 20 giugno 1840;

O se lo ha letto abbia creduto di non rammentarlo e di non darvi retta.

Questo § 56, così si esprime:

“Nelle ascese una parte del peso totale del carico rimane libera, e le macchine a vapore locomotive debbono tirarla su con una aggiunta di sforzo a quella azione ordinaria che esercitano, anche nei piani orizzontali, per vincere la resistenza dell’aria e quella degli attriti”.

“Nelle discese avviene appunto il contrario, cioè la parte di carico che rimane libera ajuta, per le note leggi di gravità la discesa, ed alleggerisce quindi d’altrettanto lo sforzo della macchina locomotiva”.

“Pare dunque, a prima giunta, che se nelle ascese vi è un incremento di spesa pel maggior consumo di vapore, e quindi di combustibile, nelle discese vi dovrebbe essere risparmio, e quasi compenso poi per tutto dove le ascese sono seguìte da corrispondenti discese”.

“Pure l’esperienza dimostra che così non è, e prova invece che se nelle ascese si spende più che nei piani orizzontali, in ragione appunto della loro pendenza, nelle discese non si spende meno, e di questo le ragioni principali sono tre:

“Quando da un piano orizzontale, o da una dolce pendenza si corre con un convoglio, condotto da una macchina locomotiva, verso un piano inclinato bisogna accrescere, per