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Pagina:Lettera di un matematico italiano.djvu/6

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(VI.)

additis homogeneis, erit (3a23b)x+a3c=aq+3xq3??)+3a(3q2ym2). Ponatur primo (3a23b)xa(3q2ym2). Sitque similiter secundo a3c2q+3a(3q2ym2). Ex prima harum æquationum habetur a2b=(3q2ym2); atque adeo utrinque cubis factis erit (a2b)3=q2ym2, vel ym2=q2+(ba2)3. Loco (3q2ym2) in æquatione secunda substituatur ejus valor inventus, habebimus a3c=sq+3a33ab, atque adeo q=3ab2a3c2. Modo loco q2 ponatur (3ab2a3c)24 in æquatione ym2=q2+(ba2)3, fiet ym2=(3ab2a3c)24+(ba2)3. Fin quì il Suzzi; ed ora proseguisco io: ym=(3ab2a3c)242+(ba2)3); e perciò x+a=[32ab2a3c2+(3ab2a3c)24+(ba2)3]+[33ab2a3c2??](3ab2a3c)24+(ba2)3)]. Poniamo ora a=0, sarà x=(312c+(14c2+b3))+(312c(14c2+b3), la quale è una delle formule Cardaniche, da cui facilmente si derivano le altre tre.

Questo mostra, che la formula del Signor Abbate, dove discorda dalle Cardaniche, non può essere vera.

Dico quinto, che quando il Sig. Abbate era arrivato all’equazione ym2=(3ab2a3c)24+(ba2)3 non poteva ragionevolmente proseguire il suo calcolo più oltre, e passare alla equazione ym2=&c.

Prova. Imperciocchè il calcolo analitico s’istituisce per ritrovar qualchecosa, che non era nota: Dunqu qualor la cosa, che si cer-


ca,