Pagina:Lettere d'una viaggiatrice - Serao, 1908.djvu/61

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54 lettere d’una viaggiatrice


ove nessuna eredità di gusto, d’inclinazione, di segrete influenze può manifestarsi, ove nessuna sovrapposizione di studii, di cultura può tener luogo di più intime correnti spirituali! L’anima muova in cui nè gli atavismi estetici agiscono, nella sua più nascosta essenza, nè i dettami che sorgono dai libri e dalle lunghe discipline operano, si trova, nel purissimo ambiente d’arte e di storia fiorentina, in uno stato di ottusità che la rattrista o che la irrita. Essa non raccoglie che vaghe e confuse espressioni di grazia e di forza, espressioni che aleggiano, incerte, nei musei, nelle chiese, nelle vie, nei palazzi, che non si legano a un filo saldo nella memoria e nella fantasia, che non sono parte e vita di vita, che, infine, presto svaniscono, lasciando l’anima nuova, vuota e dolente: dolente talvolta contro sè stessa, perchè si sente incapace di afferrare, di comprendere, di gustare qualche cosa che è eterno, come bellezza, dolente talvolta contro Firenze istessa che essa rinnega, di cui rinnega il fascino, posto che essa non era capace di sentirlo. Ah che noi ne abbiamo udite, di queste parole sacrileghe, di viaggiatori, di viaggiatrici