Pagina:Letturecommediagelli.djvu/91

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della quale non è cosa alcuna altra, per essere ella contro dirittamente a la misericordia e a la bontà sua, che dispiaccia più a Dio: per la qual cosa dette loro subitamente il poeta con tali parole speranza di potere schifarli e purgarsene; nel modo medesimo ch’egli fece ancor di subito, a quegli che se ne eran purgati, di conseguire la beatitudine eterna, quando disse nel principio della terza cantica:

La gloria di colui che 'l tutto1 muove
Per l'universo penetra, e risplende
In una parte più, e meno altrove;

dimostrando con tali parole, che la grazia e la bontà di Dio risplende in tutte le cose che son disposte a riceverla, ma più o manco secondo la disposizione del ricevente; volendo inferire che chiunche si netterà e purgherà da’ vizii, avendo però prima ricevuto nel battesimo il carattere di cristiano e di figliuolo adottivo di Dio, riceverà la grazia di esso Dio in questa vita, e dipoi finalmente il regno del cielo e la somma beatitudine nell’altra. Considerando adunque il poeta, come questa sua opera conteneva le più importanti cose che abbia l’uomo, trattando ella di quel che noi abbiamo detto, pensò di farle un principio di sorte, che avesse ancora a tenergli fermi e attenti ad ascoltare; onde incominciò:

Nel mezzo del cammin di nostra vita
Mi ritrovai in una selva oscura,

e quel che segue. Dove esprimendo egli, come gli altri poeti de’ quali noi abbiamo parlato, tutto quello di che egli intendeva trattare, ma proponendo una cosa tanto oscura e tanto alta, fa porgere a quel che segue con maggiore intenzione agli uomini gli orecchi, ch’eglino non arebbono fatto sapendo a un tratto tutto il soggetto d’essa opera.

Circa a l’esposizione e al senso del quale principio essendosi grandemente affaticati tutti gli espositori, sarà mi penso

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  1. Cr. che tutto.