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ACCADEMICHE. 61

i posteri del secolo lontano? al nome d’Alessandro? No, perche il nome essendo un semplice accozzamento di caratteri, o al più una tal formazione di voce, si rende totalmente indegno di lode, ed incapace di biasimo. Al concetto della persona immaginata? O questo sì. Ed io, quanto a me, mi figuro un giovane di genio reale, ma feroce, di statura piuttosto piccola, d’aspetto mediocramente maestoso; e quello dentro me stesso ammiro pel grande Alessandro, ogni volta che leggo le storie. Se poi così fusse Alessandro, o piuttosto Efestione, ovvero un altro giovane di cento anni fa, ovvero che anche abbia da essere, io non lo sò.

Il sapientissimo della Grecia Platone, nella seconda lettera al Tiranno Dionisio, par contrario a queste mie speculazioni, ed in effetto è favorevole. Dice il gran Filosofo, che non dobbiamo in alcun modo trascurar la fama, che di noi è per restar nel Mondo dopo la vita, ma con ogni studio, e diligenza dobbiamo proccurare di lasciarla grande, e buona. L’istesso hanno detto tutti gli altri antichi, e moderni, che hanno avuto chiarezza nell’intelletto, ed onore nel cuore. Io non dissi, che la fama non debba lasciarsi dopo morte; ma asserisco, che essendo inutile, e incerta quella, che dopo morte nel Mondo rimane, si dovrebbe con ogni fervore proccurar di goder la gloria anticipatamente in vita; che così conseguirà a’ frutti dell’onorate fatiche, non un simulacro suppositizio, ed indegno, ma la vera, e real persona, che l’ha meritato: e poi anco resterà dopo la morte quella fama postuma nel Mondo, per chi la desidera. S’io ragionassi ora in altro luogo, che in questo, venendo all’applicazione del discorso, esorterei gli ascoltatori, ad affrettar con ogni studio possibile l’acquisto della gloria. Ma ritrovandomi in una udienza, dove con assiduità d’azioni virtuose, la gloria non s’acquista, ma s’assicura, e s’accresce, posso con legittima scusa risparmiarmi la fatica della perorazione.


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