Pagina:Lezioni accademiche.pdf/58

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
2 LEZIONI

della propria magnanimità: però mi persuado, che resterete appagati, se in questo giorno prendo il possesso d’un’onore desiderato da’ sapienti, ed invidiabile dalla posterità, solo col tributo di poche, e sconcertate parole: tale per appunto suole esser la ricompensa colla quale si accettano i benefizi del Cielo, e de i Monarchi.

L’immensità degli obblighi miei verso l’Altezza Vostra Serenissimo Principe, e verso di voi Degnissimo Arciconsolo, e Virtuosi Accademici, è difficile da comprendersi, ma però è facile da argomentarsi. Considero solamente che io non ostante la scarsezza de’ meriti, e l’abbondanza delle imperfezioni, sia stato ammesso nel consorzio di questo gloriosissimo Collegio, ed ascritto per familiare di questa Corte, dentro la quale si racchiude l’Imperio delle Lettere, e delle Scienze. Crusca [nome benemerito dell'Universo, e consecrato all'eternità] tu ti compiacesti di scrivere il mio nome nel ruolo della fama ed ammettermi a parte della tua gloria: che poss’io fare per corrispondere con atti di gratitudine proporzionata a beneficenza tanto eccessiva? Mi protesto che in me mancherà prima la vita, che l’ossequio verso questo onoratissimo Congresso; e fin che avrò spirito, nutrirò sempre la debita osservanza verso i miei benignissimi, e spontanei benefattori. Il massimo, anzi pur l’unico olocausto, che dalla mia debolezza possa offerirsi a i meriti vostri, è la volontà. Accettatela, e compiacetevi che questo sia il ringraziamento, permettendomi che ne’ difetti dell’opere, possa supplire la pienezza del desiderio, e l’abbondanza della divozione. Vivo in una Patria, dove l’esquisitezze son consuetudini, l’industrie son usanze, la perspicacia è naturalezza; entro in un Teatro, dove ereditaria è l’erudizione, domestica la virtù, familiare la sapienza. Spaventato da tante perfezioni, e qual frutto potrò io giammai sperare dalla mia sterilità, che sia degno d’esser esposto a gli occhi più che lincei di questo gran tribunale? Tribunale, nel cui foro si giudicano i pretendenti dell’immortalità; la cui potenza litteraria abbraccia colla giurisdizione delle leggi, e colla diffusione de’ giudizi, tutte quelle Nazioni, sopra le quali si estende l’uso del discorso, ed il benefizio della favella. Io godo per munificenza della Regia Toscana i sussidj della vita, e per cortesia della Crusca gli alimenti della


gloria