Pagina:Lignite in Valgandino.djvu/4

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6 giornale dell’ingegnere
sue aque al Serio di fronte a Vertua, a quattordici miglia da Bergamo. La sua lunghezza misurata dal piede dei monti appena sopra Gandino, dove comincia la parte coltivabile, o per dir meglio la parte del bacino occupata dai terreni di deposito fino al sito detto il Mergarolo, dove il torrente si è aperto una via fra due monti che gli contendevano il passo, è di chilometri 3,20; la sua larghezza da Barzizza a Peja di chilometri 1,40, e misura una superficie di circa chilometri quadri 2,30, nella quale sorgono i villaggi di Leffe, Peja, Casnigo, Cazzano, Barzizza, con una popolazione di circa diecimila abitanti. Tutte le deduzioni che si possono ricavare dalla sua conformazione geologica, e dalla qualità delle conchigliette e delle impronte di pesci di varia grandezza e specie che trovansi in quantità straordinaria commiste alle argille superiori di carattere lacustre, portano a credere che fosse un tempo conca di un lago sbarrato da ogni parte con un emissario a ponente, che in origine doveva essere molto più elevato che di presente non è, alla gola di Mergarolo, dove le corna delle opposte montagne si avvicinano fra di loro, e pel quale le aque versavansi nel Serio. Chi dalla spianata esterna dell’ospedal di Gandino, si fa a contemplare il bacino che da ivi si spiega intero al suo sguardo fino alla gola dove sbocca, non può a meno di convenire nella ipotesi. A spiegare il meraviglioso fenomeno della formazione del lignite a strati, così molteplici e potenti, non basterebbe però il limitare le nostre viste alla sola valle di Gandino. Troppo piccola in relazione è la superficie delle falde dei monti che vi sono d’intorno, per poter facilmente supporre che abbiano potuto somministrare tanta abbondanza di materia vegetale, senza ammettere una longevità di epoca molto superiore a quella che i geologi colla scorta dei fatti assegnano ai periodo terziario. A chi ha percorso con qualche attenzione quel tronco di Val Seriana, non riesce fuori dell’impossibile di supporre l’esistenza di una barriera naturale alle forre tra Bondo ed il Ponte di Nossa, a tre miglia circa al disopra dello sbocco della Romna, dove la Val Seriana si stringe e strozza, e dove il fiume corrodendo col
lungo volger dei secoli le rocce, onde sono formati quei monti, si è aperto uno stretto e profondo varco cui si contendono alternativamente le sue aque e la strada provinciale. Ivi il fiume sostenuto ad altissimo livello versar doveva parte delle sue piene per la Valle secondaria di Casnigo nel gran bacino sopra descritto, il quale veniva così a formare come un gomito o meglio una lanca del fiume stesso, come una specie di lago che raccoglieva le materie di trasporto nel suo seno tranquillo, lasciando che le onde chiarificate si riversassero nella gran Valle Seriana per lo sbocco attuale della Romna.

Ammesso ciò, non è difficile lo immaginare come siasi formato quel deposito sotterraneo di lignite che stiamo studiando. I boschi che nei remotissimi tempi popolavano la gran catena di montagne che circonda la limitrofa Val Seriana dai confini della Valtellina e delle Valli Camonica e Brembana fino a Ponte di Nossa non ancora spoveriti dalle aque di un buon fondo mobile, estirpati dai turbini, sradicati dai torrenti, portavano colle aque di pioggia le loro spoglie in mezzo al lago, dove soffermate quasi in un seno dalla tranquillità dello stagno galleggiavano secolarmente, ed a guisa di isole natanti, riproducevano altri vegetabili sul loro dorso, finchè macerati dal tempo e fatti più pesanti dell’aqua si precipitavano al fondo a poco a poco. Nuove spoglie vi si succedevano, e nuovi depositi rinnovavansi. Talora le aque scendevano torbide per macigni, per ghiaje, per sabbie od argille che seco portavano, e deposte le materie più pesanti alla riva dei lago, le cui aque stagnanti non avevano forza a sostenerle, portavano le più leggieri nel mezzo, dove calmati gli uragani vi deponevano quegli strati argillosi e sabbiosi più o meno potenti che si interpongono alternandosi ai diversi strati di lignite. Questa vicenda, che tuttavia si ammira succedere nelle vergini lande americane, durata molti secoli, fece alla perfine che il lago si colmasse a poco a poco, il che sarà stato accelerato dalla probabile catastrofe accennata dell’abbassamento per corrosione dello sbocco dell’emissario. Allora le materie ghiajose scesero portate dalla furia delle