Pagina:Lignite in Valgandino.djvu/9

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

architetto ed agronomo 11
per soddisfare agli impegni ci fu forza di tentare addirittura delle vie laterali e possibilmente brevi, ed il piano fondamentale fu dal primo anno messo a parte. Anzi nell’operare i movimenti di terra necessarj per disporre il gran piazzale dello stabilimento dove raccolgonsi i carri pel carico e intorno a cui sorgono i porticati per l’essiccamento, e per rendere comodamente praticabile la strada proveniente da Leffe che interinalmente si dovette usare, benchè assai incomoda, fintanto che si combinarono le cose coi proprietarj dei fondi, onde aprire una strada diretta alla provinciale traversando la Romna; scopertosi che il fossile verso ponente si andava alzando a fior di terra talmente da potervisi con facilità penetrare con un cunicolo pressochè orizzontale dal punto più basso della collina, si attivò contemporaneamente anche questo sforo, e si potè senza disagio supplire immediatamente alle molte domande. Presto si posero in comunicazione le due bocche, ed indi si promosse una vivissima corrente d’aria che valse a tenervi attivi gli scavi anche nella stagione estiva. Ma fatalmente questi vantaggi erano acquistati a prezzo della rapida degradazione delle pareti e del coperto delle gallerie. Dopo alcuni mesi dacchè furono aperte, l’influenza dell’aria atmosferica promovendone l’asciugamento manifestò in alcune di esse degli screpoli che i minatori chiamano setole, dapprima quasi invisibili, e che a poco a poco si andavano allargando in modo da staccarsene dei pezzi non senza pericolo dei passanti. L’aqua dei terreni superiori la quale scorre nei tempi piovosi tra lo strato di ghiaja che la imbeve ed il primo letto d’argilla, cominciò a trapelare sgocciolando da quelle fessure, e si dovette ricorrere a delle buone puntellazioni per preservare almeno le strade principali dalla imminente rovina. Allora conobbi la natura precaria di quei lavori, e mi persuasi della necessità di moltiplicare i pozzi e di regolare l’escavazione intorno ai medesimi in modo, da poterli far servire all’esercizio di cinque o sei anni al più, scompartendone l’area circostante in altrettanti quadri da esaurire l’un per anno, incominciando dal più de-
presso, e ritenendo il più rilevato per l’ultimo, onde i primi potessero servire di magazzino d’aqua agli altri.

I primi incontri però in po’ potenti d’aqua furono alcune polle che scorrendo in certe cavità, o piccoli canali naturali, s’erano fatta strada a traverso l’argilla e lo stesso lignite. Fortunatamente non erano molto lontane dalla bocca d’ingresso del cunicolo, e trovavansi ad un piano ad essa superiore; sicchè poteronsi allacciare in un bacino, e guidare mediante un piccolo rigoletto fuori dei lavori. Intanto altri sgocciolamenti andavano facendosi più spessi e più vivi; nè tutti potevansi deviare, ma bisognava raccoglierli nel pozzo ed estrarne il prodotto con trombe a mano e con secchioni che si facevano lavorare di notte tempo con più o meno attività a norma dell’aqua defluente. Per trovarsi poi gli scavi superiori a non molta profondità del suolo (in alcuni siti non eccedeva i sei metri), e le aque sgretolando la loro via, le trapelazioni convertivansi a poco a poco in rigagnoletti continui e provocavano delle rovine, alcune delle quali portarono la loro influenza fino alla superficie delle campagne; finchè nella primavera del 1846 un influsso straordinario e repentino d’aqua richiamato da uno di quei rigagnoletti superficiali inondò in poco d’ora tutti i lavori inferiori, che come più profondi e più lontani dalla superficie del suolo erano tuttavia i più sani, e, come quelli che più si avvicinavano al centro del bacino carbonifero, erano eziandio i più proficui, ed invadendo quasi mille metri lineari di galleria ne pose nella situazione di dover abbandonare que’ lavori, limitando le nostre escavazioni alla parte più alta che si teneva sgombra d’aqua mediante l’azione quasi continua delle trombe e dei secchioni.

Quivi però assai prossimi al labbro esterno del bacino incontrammo due ostacoli assai serj: uno dipendente dall’altezza del banco che andava sempre più limitandosi, sicchè riducevasi a poco più di un metro e mezzo, ed era assai sporco, e l’altro dalla poca profondità dei cavi della superficie delle campagne superiori, il che rendendo naturalmente men solido il coperto ne obbligava a tener più strette le gallerie e ad abbon-